facebook twitter
ccc yt
costruire salute
header CCC


Continua la politica di massimo risparmio della spesa sanitaria. Comunque ed in tutte le sue forme, anche in quella del personale.
Il perdurante blocco del turnover e i mancati avvii delle procedure sblocca concorsi ne sono, secondo l’on. Cappello e l’on. Grasso, la chiara ed indiscutibile conferma.
Chi, come noi, è ottimista e vuol credere nei pronunciamenti delle Istituzioni privilegia, invece, le aperture rappresentate dal Presidente della VI Commissione dell’Ars Servizi Sociali e Sanitari on. Digiacomo e dal vicepresidente vicario on. Fontana. Non dimenticando che l’anno scorso, il 5 marzo 2015, si tenne una seduta della Commissione con l’o.d.g. “Audizione dell'Assessore per la salute e dei dirigenti generali in ordine allo sblocco immediato delle procedure concorsuali delle aziende sanitarie siciliane al fine di garantire la stabilità e la strutturazione del Sistema Sanitario in  relazione alla  recente riqualificazione e  rifunzionalizzazione  delle  rete  ospedaliera territoriale della Regione Siciliana”. Una formulazione dettata da una situazione, allora (un anno fa), insostenibile e rappresentata, in modo forte e unanime dall’intera Commissione, come risulta chiaro dalla rilettura di quei lavori.
Acqua passata ? Certamente, anche perché proprio in questi giorni l’Assessore Gucciardi ha fissato la scadenza per l’avvio delle procedure concorsuali che, pur se non “perentoria” (come quella disattesa dell’autunno scorso), dovrebbe valere qualcosa.   
Anche se, per i condivisibili rilievi del dott. Costa, non appaiono idonei ad imprimere quella svolta di cui la sanità avrebbe bisogno.
Fanno riflettere molto (anche perché toccano questioni importantissime ma, purtroppo, non attenzionate come meriterebbero) l’interrogativo che conclude la costruttiva riflessione del dott. Lanteri e la validissima analisi della dott.ssa Cimino.
L’ottavo contributo di questa quindicesima puntata riguarda, dopo le non riscontrate segnalazioni del passato, la denuncia che il dott. Pata ha inoltrato all’Assessore Gucciardi ed alle competenti Procure della Repubblica.


on. Francesco Cappello (gruppo Movimento 5 Stelle)
Le ragioni per le quali il Movimento 5 Stelle ha espresso voti contrari nel corso dei lavori di approvazione degli Atti Aziendali e delle Piante Organiche delle Aziende Sanitarie ed Ospedaliere della Regione Siciliana sono riconducibili ai comportamenti di serietà e di rispetto che i suoi componenti nutrono nei confronti dei siciliani. Non è nemmeno il caso di entrare nelle tante questioni di merito perché, già a monte e comunque, si tratta dell’ennesima beffa per prender tempo e cercare di mascherare la dannosa inconcludente inerzia che penalizza sempre più la sanità siciliana.
Già la contestuale approvazione della risoluzione n. 54 che impegnava il Governo a correggere le tante cose sbagliate che si stavano approvando, da la misura della validità e della adeguatezza delle misure che dovrebbero presiedere all’attuazione della nuova rete ospedaliera. Che, peraltro, non tiene conto del Decreto Ministeriale n. 70 e delle bocciature successive.
Non val la pena commentare i proclami che ne sono seguiti in ordine all’avvio “prossimo” (?)  della fase “sbloccaconcorsi”, anche perché, ormai, la gente è stanca di essere presa in giro e non ci crede più nessuno.
Il riordino e la riqualificazione della nuova rete ospedaliera presuppongono capacità di saper volare alto che non appartengono a quanti stanno governando questi processi. La loro inadeguatezza arriva al punto di non saper gestire neppure l’ordinaria quotidianità o assumere provvedimenti che, se non migliorativi, almeno non farebbero precipitare ulteriormente la situazione.
A partire da quelli a costo zero. Sia chiaro, la sanità siciliana necessita delle dovute risorse; purtuttavia alcuni processi, come la mobilità interna del personale, il rispetto di graduatorie definite (o ad un passo dall’essere perfezionate), il superamento delle varie espressioni del precariato potrebbero servire  -se non a tamponare-   ad evitare che precedenti carenze si aggravino e che a queste se ne aggiungano di nuove. Non stiamo, quindi, parlando di quell’auspicabile processo rinnovatore che i cittadini attendono da tempo, ma di colpevole incapacità a gestire meno peggio la situazione.
Peraltro il superamento del precariato   -a parte il sostanziale rispetto dei valori a cui gli attuali governanti dicono di restare ancora ancorati-   gioverebbe a dare serenità (e non solo questa) ad attività che, per loro natura, sono estremamente delicate. Servirebbe, inoltre, a rendere più chiaro il quadro dell’esistente e, di conseguenza, riuscire a capire dove si vuole andare a parare.
Ma è proprio questo che non si vuole e vengono preferiti altri percorsi, con scelte e conseguenze che sono sotto gli occhi di tutti.
I cittadini siciliani sono ogni giorno più consapevoli di come stanno le cose e le promesse ed i proclami che, periodicamente, vengono riproposti vengono, ormai, interpretati nella loro giusta luce. 
Questo sia per la sanità e la “nuova” (?) rete ospedaliera sia per tutti gli altri campi che necessiterebbero di un governo diverso.

dott.ssa Carla Cimino (responsabile del SIGM sede locale Catania)
Riqualificazione e riattivazione della rete ospedaliera territoriale. Cosa ci aspetteremo da queste riforme noi Giovani Medici?
Sappiamo bene che ad oggi il Sistema Sanitario italiano, nonostante gli sprechi e le molteplici criticità, risulta essere uno dei migliori al mondo. Probabilmente proprio perché la Sanità italiana è costituita da giovani medici che amano il proprio lavoro e lo svolgono con passione tutti i giorni. Gli stessi medici che rischiano sanzioni da parte dell’Unione Europea a causa del "troppo lavoro" eseguito per evitare il collasso del sistema, in una società dove il termine assenteismo è diventato sinonimo di impiegato pubblico.
Noi giovani medici a causa del fenomeno tutto italiano della precarizzazione viviamo la nostra vocazione come un’emergenza sulle cui spalle si scarica tutto il peso delle poco lungimiranti politiche professionali assunte nei confronti di una Sanità vista come una miniera d’oro da cui sviluppare facili guadagni contribuendo ad inutili sprechi.
In tale contesto sarebbe opportuno adottare criteri di progressione di carriera fondati sul contributo offerto dai professionisti che hanno ottenuto determinate competenze, spesso perfezionate nei più avanzati centri esteri, e non più esclusivamente sull’anzianità di servizio o su altre dinamiche di dubbia interpretazione.
Sarebbe logico ottenere una rimodulazione delle norme di selezione per l’accesso alla dirigenza medica del SSN e per l’assegnazione degli incarichi nel convenzionamento col SSN (cure primarie e specialistica ambulatoriale), adottando come soli criteri la trasparenza e la meritocrazia.
Il cuore del problema risiede nel fatto che oggi, migliaia di giovani medici, nella fase più produttiva della vita professionale, sono avviliti nella loro dignità professionale dagli effetti del blocco del turn over e mostrano un grande sconforto causato dal non riuscire a vedere possibilità di miglioramento ed evoluzione del sistema.
Il dialogo tra generazioni differenti, quello che molti etichettano come il dialogo “anziani-giovani”, è un’alleanza imprescindibile e fondamentale per il miglioramento e il progresso del sistema sanitario. La medicina ha bisogno dell'esperienza posseduta dai più anziani, ma anche della forza e della voglia di fare tipica dei più giovani.
In America i medici più “anziani” vengono trattenuti in servizio al solo scopo didattico per trasmettere la propria esperienza ai più giovani. Invece in Italia le più alte cariche vengono assunte sempre dagli stessi “volti noti” che "mettono radici" sul trono del potere, senza la volontà di trasmettere il proprio Sapere ma anzi felici di "tenere esclusivamente per sé" le conoscenze acquisite con l'esperienza, grande risorsa che non è possibile imparare dai libri.
Troppi giovani medici iniziano la loro carriera post-specializzazione con dei contratti liberi professionali senza stipendi fissi in strutture private accreditate, o con contratti a tempo determinato senza alcuna certezza sul rinnovo di questi.
E’ fisiologico porsi delle domande: “Che futuro ci attende?”, “Cosa ci dovrebbe mai trattenere qui?”
Purtroppo se le Istituzioni continueranno ad ignorare le nostre idee e le voci dei giovani che vengono dal basso della scala gerarchica, continuando a gestire la sanità in maniera aziendalistica, il declino sarà inevitabile.
Disgraziatamente le vittime di determinate scelte continuano ad essere i pazienti, che a breve si troveranno senza nessuno a prendersi cura di loro. Noi giovani medici continueremo a fuggire rendendo onore ad Istituzioni estere e soprattutto rendendoci onore in strutture che ci permetteranno di svolgere con tranquillità, con mezzi adeguati e con riconoscimento del nostro lavoro.
Per creare un sistema sanitario robusto, pertanto, crediamo occorra ripartire da quelle fondamenta, che umilmente, ogni giorno, nonostante le enormi difficoltà e gli oneri di lavoro sempre più gravosi, svolgono con grande passione il proprio mestiere.
 Occorre ripartire dai giovani.


 dott. Renato Costa (segretario regionale FP-CGIL Medici e Dirigenti Sanitari)
Ancora una volta siamo alle prese con le modifiche alla rete ospedaliera siciliana in ossequio alle normative nazionali, e ancora una volta paghiamo le conseguenze di ciò che si sarebbe dovuto fare e (dolosamente) non si è fatto. Mi riferisco ovviamente alla mai realizzata organizzazione della medicina territoriale.
Pensare infatti di riorganizzare i posti letto per acuti, senza prevedere nulla sulle alternative assistenziali da offrire ai cittadini utenti è pura follia. Da troppo tempo in questa regione continua a non esistere nulla nella fascia del bisogno assistenziale che sta tra il medico curante e l’ospedale, che sono gli unici presidi funzionanti e a cui viene chiesto di farsi carico di tutti i bisogni di salute.
La scommessa della legge 5, la cosi detta riforma Russo, era di riuscire  finalmente ad invertire la tendenza sugli investimenti in salute, si prevedeva infatti di investire sul territorio (con risorse economiche e personale) e lasciare che gli Ospedali divenissero finalmente il luogo di ricovero destinato solo ai pazienti “acuti”.
A tal fine bisognava cambiare il modo di erogare assistenza, diventava obbligatorio passare dal “curare” al “prendersi cura”, istituendo per ogni paziente dei percorsi assistenziali protetti che partivano dai famosi PTA ( presidi territoriali di assistenza) e che avrebbero dovuto seguire il paziente nel suo iter diagnostico e terapeutico riservando il ricovero in ospedali solo ai casi più gravi e non risolvibili in regime ambulatoriale.
Per realizzare ciò eravamo riusciti a strappare la promessa che nessun posto in ospedale sarebbe stato toccato se prima non si fosse realizzata un vera e funzionante rete territoriale di assistenza in grado di rispondere ai bisogni assistenziali dei cittadini.
Questo è stato il più grande tradimento di quel governo, e, a seguire , la grande responsabilità di chi è succeduto al quel governo.
Alla luce di queste considerazioni risulta evidente che qualsiasi giudizio viene formulato sul riequilibrio della rete ospedaliera è gravato da un vulnus insuperabile che è determinato da un servizio sanitario regionale incompleto, monco di una delle sue parti di fondamentale importanza cioè l’assistenza nei territori.
Se a questo aggiungiamo che il servizio del 118 non è mai entrato a regime e continua a presentare carenze organizzative oramai croniche (mancanza di personale dedicato, mancata conoscenza a bordo delle ambulanze dei posti letto disponibili ad esclusione dei posti di rianimazione) il quadro appare ancora più desolante, anche in questo caso la promessa era che il servizio avrebbe garantito il raggiungimento del miglior posto possibile nel più breve tempo possibile, cosa che purtroppo ad oggi non è.
Per queste considerazioni io continuo a pensare che la rimodulazione di una rete ospedaliera non può esser ne fatta ne condivisa se contestualmente non  si comincia ad operare una seria riforma del servizio sanitario regionale a partire dalla medicina del territorio.


 on. Giuseppe Digiacomo (gruppo Partito Democratico)
Ormai ci siamo, i concorsi nel comparto della sanità stanno partendo.
Mi rendo conto che non è la prima volta che sono state annunciate come prossime le procedure per sbloccarli e che, quindi, può nascere il dubbio che si possa trattare solo di un annuncio e che il loro effettivo avvio possa essere ulteriormente remorato.
Ma non è così; e per, almeno, due ragioni.
La prima di natura politica. Al punto in cui siamo non è più possibile rimandarli. Sia perché le difficoltà e le carenze d’organico lo impongono sia perché va recuperato un rapporto di credibilità con i cittadini che la lunga vicenda ha, oggettivamente, sfilacciato.
Forse i tempi degli adempimenti e dei passaggi che sono stati necessari per arrivare fin qui sono stati, in passato, sottovalutati; ma è anche vero che circostanze e impedimenti sopraggiunti in questo arco di tempo hanno penalizzato un percorso che ci consegna, oggi, una condizione che, appunto dal punto di vista politico, impone precise ed inderogabili risposte.
La seconda ragione risiede nel fatto che, con l’approvazione degli atti aziendali e delle piante organiche, il quadro è chiaro e definito e non ci possono essere, pertanto, alibi per non procedere di conseguenza.
Questo porta a parlare di numeri e soldi. Oggi, con i numeri delle piante organiche, siamo nelle condizioni di quantificare le scopertura e, di conseguenza, il fabbisogno finanziario necessario per chiudere la partita.  
La determinazione degli oneri “effettivi” non può prescindere, però, da alcuni passaggi che possono (e, quindi, debbono) trovare effettiva soluzione al più presto.
Alcuni, peraltro, a costo zero ma in grado di dare serenità a tanti operatori (con sicure positive ricadute sui servizi) e di confermare che questa volta si fa, finalmente, sul serio. Tra queste, la mobilità all’interno della Regione e il superamento del precariato. Possibile che, per quest’ultimo aspetto, possano insorgere contenziosi, ma una classe politica degna di essere considerata tale non può continuare a rinviarli, incurante di procurare, oggi, danni ben maggiori e di avere, domani, situazioni ancora più difficili. Il superamento del precariato riguarda operatori che già hanno un capitolo di spesa e pertanto nessun onere ex novo è da prevedere. Molti di questi, inoltre, sono utilmente collocati in graduatorie “sospese” e tutti, comunque, hanno ampiamente e più volte superato “il periodo di prova”, prestando attività qualificate in segmenti che non potevano restare scoperti.
Per queste due fattispecie, l’Assessorato alla Salute può, nel giro di pochi giorni, diramare una specifica direttiva ponendo fine ad una condizione che è durata troppo a lungo.
E’ auspicabile che tale atto venga ispirato da intelligente e corretto realismo e che quindi tenga, debitamente, conto che le urgenti difficoltà sono state tamponate con lo strumento che, in quel dato momento, poteva essere praticato (ricorrendo, quindi, a contratti a tempo determinato, a progetti ed alle altre fantasiose forme di precariato di cui abbonda la normativa). Solo per il numero che residuerà va attivata l’individuazione delle fonti di copertura della spesa. Senza indugio. Perché, fin quando non trovate, sarà, solo, ingannevole dare come prossimo l’avvio dei concorsi. Che, peraltro, non potranno essere banditi se prima non si ha contezza degli effettivi posti da mettere a concorso, dando, quindi, prima ristoro ai processi di trasferimenti extraregionali.
L’indizione dei concorsi è, quindi, conseguenza di un percorso che prevede traguardi propedeutici, il primo dei quali è l’emanazione di una direttiva per stabilizzare le varie figure di precariato e procedere alla mobilità all’interno della Regione.
Adempimento, questo, che può e, quindi, deve essere concretizzato nei prossimi giorni. Si tratta di un atto dovuto e possibile e che spiega perché, come dicevo in premessa, l’iter per sbloccare i concorsi si è, ormai, avviato. 


 on. Vincenzo Fontana (gruppo Nuovo Centro Destra)
Per attuare la nuova rete ospedaliera si sta impiegando, di sicuro, un tempo non del tutto previsto alla vigilia. D’altra parte gli impegnativi passaggi affrontati meritavano l’attenzione e la ponderatezza che le delicate questioni connesse imponevano.
Non è, pertanto, da condividere la denuncia di quanti affermano che “si è perso solo tempo” mentre appare corretto convenire che qualche “indecisione” poteva essere superata in minor tempo e che qualche “decisione” obbligata poteva già essere assunta. Ma anche queste riserve vanno contestualizzate e non si può non tener conto che in passato (peraltro non troppo lontano) era abbastanza radicato il convincimento che “tutto” fosse possibile.
Il concetto di “sostenibilità” stenta ancora ad essere valutato nella sua giusta e corretta portata.
A partire  da coloro che non vogliono vedere che la vera ed ineludibile sfida dei nostri giorni è quella di saper coniugare la salvaguardia del principio costituzionale alla salute con le oggettive difficoltà con le quali, nostro malgrado, dobbiamo fare i conti.
La vera capacità di governo è, allora, quella di saper essere conseguenti al principio che “la salute non ha prezzo ma ha un costo”.
Prescinderne è demagogia che mette a rischio un sistema universalistico che, invece, va difeso.  Ma sul serio. Senza l’illusoria chimera delle facili scorciatoie che non possono non rivelarsi che ingannevoli. Soprattutto per i soggetti veramente deboli.
Questa doverosa premessa non nasconde una domanda quanto mai attuale: ma, oggi, a che punto siamo ?
Siamo in una situazione in cui, senza indugio, si può e si deve operare. Già oggi e non in futuro, ancorchè prossimo.
Ed, almeno, per tre ordini di motivi: a) bisogna metter mano, oggi e non domani, a situazioni difficili, a partire da quelle vissute da certi Pronto Soccorso; b) i conti (dai quali, come prima ricordato, non si può prescindere) sono  a posto; c) ulteriori remore (a questo punto non più giustificabili) sfilaccerebbero ulteriormente il difficile rapporto con i cittadini.
Atti aziendali e piante organiche, perché già definiti, possono chiudere la  brutta parentesi dei precari.
I relativi adempimenti  possono (e quindi, debbono) essere concretizzati nelle prossime ore. Come la normativa per la mobilità all’interno della Regione.
Atti, questi, a costo zero che daranno serenità agli operatori coinvolti e serviranno a dare contorni precisi all’effettiva spesa da sostenere per le nuove immissioni. Avendo poi contezza della mobilità extraregionale si potranno avviare i concorsi pubblici.
Auspichiamo, quindi, che, nelle prossime ore, vengano impartite le dovute indicazioni per superare il precariato. A tal proposito non mancherà all’Assessore Gucciardi dettare le circolari relative che tengano conto dell’effettiva condizione di precariato, sia per il tempo sia per le altre forme alle quali le Aziende sono state costrette a ricorrere pur di tamponare pesanti situazioni.
Apparirebbe assai discutibile prevedere un percorso agevolato per figure professionali impiegati per pochi mesi come gravemente iniquo escludere quanti  -da molto più di 36 mesi-   hanno (con contratti a tempo, a progetto, con borse, a secondo la disponibilità economica del momento) assicurato prestazioni di posizioni oggi previste nella pianta organica.

on. Bernardette Grasso (gruppo Grande Sud – PID)
Come valutare l’approvazione degli Atti Aziendali delle ASP e delle Aziende Ospedaliere ?  Possiamo ritenerci soddisfatti ? Sicuramente No .
Il giudizio negativo trova fondamento sia per i limiti e le contraddizione dell’impianto generale sia di quelli riconducibili alle specifiche realtà territoriali.
Sull’impianto generale: si sarebbe dovuto adeguare la Rete Ospedaliera al Decreto Ministeriale n. 70 (recepito dalla Regione Siciliana a luglio 2015 ma sostanzialmente bocciato a settembre dal Ministero); pertanto quanto “definito” (?) ha il valore di una materia tutta da riprendere per essere rivista e, soprattutto, riscritta. Anche alla luce delle carenze e dei limiti già evidenti mentre si “approvava” (?) e che hanno dato materia alla risoluzione n. 54. Non sfugge, quindi, a nessuno di cosa stiamo parlando e le ricadute che si dovrebbero avere nel processo di riqualificazione della nuova rete ospedaliera siciliana.
Promesse e proclami (che, ovviamente, non sono mancati) poggiano su queste basi.
Per quanto riguarda l’area nebroidea: resterebbe come punto fermo l’Emodinamica del P.O.  di Patti ed è stata chiesta la istituzione di una U.O.S. di Pronto Soccorso a Lipari, al pari di quanto previsto per l’Ospedale San Salvatore di Mistretta.
Sugli Ospedali Riuniti di Barcellona – Milazzo – Lipari. Preliminarmente non ci si può non ricordare che per modificare l’attuale organizzazione occorre un provvedimento legislativo che superi la legge 5 e che pertanto la scorciatoia proposta non è praticabile. Nel merito, poi, i posti letto relativi al Presidio Ospedaliero di Barcellona non possono  -con la normativa vigente-  essere addizionati a quelli delle UU.OO. di Medicina, Chirurgia e Pediatria del P.O. Fogliani di Milazzo ed, inoltre, manca qualsiasi atto di indirizzo sulla gestione dei pazienti nelle UU.OO.CC. unificate relativamente ai ricoveri proposti dai 3 Pronto Soccorso che insistono negli “Ospedali Riuniti”.
Ritengo inoltre che le potenzialità in termini di popolazione asservita, Unità Operative e Servizi ad essi collegati siano bastevoli per poter realizzare tra Barcellona e Milazzo un connubio che porti alla creazione di un Ospedale DEA di I° Livello e, pertanto, auspico che di tale progettualità se ne possa discutere.
L'assessore Gucciardi ha preso in considerazione quanto da me sostenuto sia in Commissione che nelle osservazioni depositate in ordine alle strutture complesse e ai concorsi. Ha, infatti, assicurato che i Manager non potranno indire concorsi per le strutture complesse che secondo le previsioni del “Balduzzi” e del Dm 70 non potranno essere mantenute, in modo da evitare primari per strutture che chiuderanno e che, quindi, comportano solo aggravio di spesa e possibile clientela a scapito di una dignitosa offerta sanitaria.
Anche se rappresentato in estrema sintesi quanto sopra accennato giustifica ampiamente perplessità più che legittime.
Da aggiungere, inoltre, per quanto riguarda il mio voto contrario all’atto aziendale dell’Azienda Sanitaria Provinciale di Messina, che questo risulta, in alcuni casi, anche carente di elementi di legittimità  in quanto in netto contrasto con la legge regionale del 28/01/2014. Per tutti, si richiama la previsione della figura dei Coordinatori Sanitari ed Amministrativi.
Non riesco proprio a vedere come e dove si possa intravedere il fondamento agli entusiastici motivi di soddisfazioni espressi dalla maggioranza per questo passaggio che definire inconcludente e vuoto è già troppo.

dott. Raffaele Lanteri (coordinatore nazionale UGL Federazione Nazionale Università)
Il processo di costruzione della nuova rete ospedaliera non può non tener conto della componente “universitaria”, sia per una questione di prospettiva, stante che è imprescindibile il dato della formazione dei futuri medici sia perché le prestazioni sanitarie erogate dal personale universitario nei policlinici (e non solo) hanno un peso di assoluto rilievo, qualitativo e quantitativo.
La fusione “a freddo” del Policlinico Universitario di Catania con l’ex Azienda O.V.E, che, peraltro, non sembra costituire materia di ripensamento, rappresenta una stortura che ha prodotto fibrillazioni, contenziosi, differenziazioni stipendiali e tante situazioni di poca chiarezza che sono di nocumento all’attività sanitaria,  aggravati    -come nella maggior parte delle aziende sanitarie siciliane-    da un assurdo e perdurante precariato con,  in alcuni casi, ormai vicino ai 15 anni !  Tutto questo si inserisce in un contesto in cui l’età media degli “altri” è molto alta, con tanto personale ormai prossimo al collocamento in pensione e che quindi, per effetto della (poco considerata) legge 161, vede in affanno crescente l’organizzazione di adeguati turni di lavoro.
Ragionare correttamente  della nuova rete ospedaliera non può prescindere da queste premesse, così come sui processi che hanno condotto alla sua definizione  nonché quella delle piante organiche su cui si esprime più di una perplessità di merito e di metodo. Nella stragrande maggioranza dei casi i provvedimenti adottati sono   -per usare un eufemismo-   discutibili soprattutto perché non sono stati concertati con le rappresentanze sindacali ( al riguardo è stata già inviata una nota ufficiale di protesta all’Assessore alla salute da diverse sigle sindacali ) che, se sentite, avrebbero permesso di evitare certi “strafalcioni”, come quello di non inserire alcune posizioni ricoperte da personale con contratto a tempo determinato, peraltro vincitore di concorso pubblico, creando contestualmente posti di nuova istituzione nella medesima disciplina.
Circostanze e fatti che, per brevità, non possono essere tutti ricordati in questo primo intervento (ma che saranno da noi ripresi più avanti) danno la cifra di come, in concreto, si stia gestendo la sanità siciliana  oggi. Specie in un momento che condizionerà certamente quella di domani.  Discorso, questo, che ci riporta a considerare la “dimensione” universitaria della sanità.
E’ scomodo parlarne ma, responsabilmente, si possono chiudere gli occhi su cosa   -da tempo-   sono stati chiamati a fare i “medici in formazione” (gli specializzandi)?  E cosa sono, ora, costretti a fare per gli effetti sempre più devastanti della legge 161 ?   Un capitolo, questo, assai pericoloso che meriterebbe la dovuta considerazione ma del quale non si parla quasi mai  forse sottovalutando i pericoli e danni che una classe politica accorta (insieme alla società civile, a partire dalle più alte responsabilità) dovrebbe valutare in tutte le implicazioni.
Drammatiche le situazioni del “precariato ospedaliero”, per il quale, forse, si comincia a intravedere qualche ipotesi di soluzione; ma drammatiche e insopportabili restano le alchimie usate per il “precariato universitario”: borse di “studio” (?), assegni di “ricerca” (!) e, quando non rinnovabili (e per evitare riduzioni di prestazioni), contratti “a progetto”. 
Anche se una dinamica che apparentemente poco importa il mondo sanitario non si può non ricordare che, nonostante le nostre ripetute sollecitazioni a tutti gli organi di governo nazionali ed al parlamento, a tutt’oggi alcun impegno formale e sostanziale è stato preso per garantire un adeguato turnover con immissione dei “precari della ricerca” che, come precedentemente ricordato, suppliscono quotidianamente alle carenze strutturali di organico.
 Il dilemma allora è questo: nella costruzione di una vera ed efficiente rete ospedaliera è ipotizzabile che nelle corsie dei Policlinici prestazioni sanitarie possano essere erogate da medici in formazione coordinati e formati da personale precario e sottopagato ? Confidiamo che il buon senso del legislatore risponda concretamente con i fatti e non solo con le parole a questo quesito.

dott. Pietro Pata (segretario regionale Anaao- Assomed)
 Perdurando mancate risposte alle reiterate precedenti richieste rivolte al vertice aziendale dell’ASP di Agrigento, l’Anaao Assomed, in persona del suo legale rappresentante, dott. Pietro Pata, Segretario Regionale, ha inoltrato, in data 18 febbraio 2016, un “Esposto su grave situazione assistenziale all’ASP AG” diretto all’ Assessore Regionale alla Salute e, per conoscenza, alla Procura della Repubblica di Agrigento, alla Procura della Repubblica di Sciacca, alla Direzione Provinciale del Lavoro Agrigento ed al Direttore Generale dell’Azienda.
In seguito è stata formalizzata anche una nota dalla Intersindacale medica dell'Azienda Sanitaria Provinciale di Agrigento.




L'invio di questa newsletter è un servizio gratuito fornito da Conferenza dei Comitati Consultivi e
Comitato Consultivo "AOU “Policlinico – Vittorio Emanuele” di Catania ". I contenuti riportati nella newsletter e nei siti http://conferenzacomitaticonsultivi.overblog.com/ e http://www.policlinicovittorioemanuele.it/comitaticonsultivi sono di proprietà degli stessi ma sono liberamente diffondibili ed utilizzabili con l'accortezza di citarne la fonte.

Trattamento dati personali: link

e cancellazione dalla newsletter: link

Informazioni legali: link