Conferenza dei Comitati Consultivi- Bollettino di Febbraio 2014
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Bollettino n. 2 del 28 Febbraio 2014

Piccoli ospedali: riordino funzionale, sostenibile e coordinato, per meglio rispondere alla domanda di salute dei Siciliani (II puntata)
                                                   
di Santo Gulisano

Con lo stesso titolo, nel numero del 31 gennaio, è stato avviato un impegno della “partecipazione civica”  finalizzato a raccogliere elementi utili per una riflessione collettiva che sapesse coniugare le necessità legittime dei territori con l’indiscutibile esigenza di superare eventuali insostenibili duplicati o, peggio, pericolose inaffidabilità.
Senza, quindi, aprioristiche difese di stupidi campanilismi ma in un contesto “generale” di intelligente considerazione ed integrazione dell’esistente; senza tener conto di (anche discutibili) scelte del passato ma finalizzato, esclusivamente, ad assicurare una migliore (possibile) risposta alla domanda (sostanziale) di salute dei territori.
In quella prima puntata venivano proposte schede e contributi elaborati da Cittadinanzattiva e dai Comitati Consultivi Aziendali riguardante la situazione degli ambiti territoriali delle Aziende Sanitarie Provinciali di Agrigento, Caltanissetta, Enna, Messina, Ragusa, Siracusa, Trapani, degli ospedali di Licata, Canicattì e Ribera, di quello di Giarre nonché una relazione elaborata dall’ASP di Palermo relativa alle piccole realtà ospedaliere del palermitano ed una prima riflessione congiunta del Segretario Regionale di Cittadinanzattiva – Sicilia e del Presidente della Conferenza dei Comitati Consultivi Aziendali.
Con questa seconda puntata si prosegue proponendo i seguenti contributi:
1. Stralcio sul punto della relazione 2013 del Presidente del CC Asp di Catania all’assemblea del Comitato dell’11 febbraio 2014;
2. Resoconto dell’Assemblea pubblica  “Curarsi ad Acireale” promossa dal locale TDM il 4 febbraio 2014;
3. Resoconto dell’Assemblea pubblica del 10 febbraio 2014 del Comitato “…per l’Ospedale di Paternò”;
4.  Integrazione sulla condizione dell’Ospedale di Giarre;
5.  Sommario seduta del 4 febbraio 2014 a Enna della VI Commissione Servizi Sociali e Sanitari sugli ospedali dell’ennese;
6. Sommario seduta del 4 febbraio 2014 a Leonforte della VI Commissione sull’Ospedale “Ferro-Capra-Branciforte”;
7.  Sommario seduta del 27 gennaio 2014 a Niscemi della VI Commissione sull’Ospedale “Suor Cecilia Basarocco”;
8.   Sommario seduta del 27 gennaio 2014 a Mazzarino della VI Commissione sull’Ospedale “Santo Stefano”,
9.  Contributo del Coordinamento Cittadinanzattiva TDM e PDC all’incontro sull’Ospedale di Sciacca del 5 febbraio 2014;
10.  Sommario seduta del 5 febbraio 2014 a Ribera della VI Commissione sull’Ospedale “Fratelli Parlapiano”.
Ovviamente i sopradetti contributi non sono affatto esaustivi ed aspettano integrazioni e miglioramenti che possono rendere ancora più espliciti gli elementi che possono portare a decisioni ragionate e nel vero e sostanziale rispetto delle esigenze delle varie comunità.
Un dato incontrovertibile, però, già emerge ed è comune alle varie realtà.
Attiene alle responsabilità della politica (con la p minuscola) sia per i ritardi che oggettivamente accusa sia -e soprattutto- perché continua a perseverare in indecisioni e rinvii che non determinano un ulteriore ed insopportabile incancrenimento della questione. Non c’è chi non veda che il ridimensionamento “tout-court” dei piccoli ospedali può sembrare (e, in qualche caso, è) un espediente maldestro per fare cassa e non tener conto delle aspettative di “serenità” che il tradizionale “luogo fisico” dell’ospedale (ancorchè inadeguato) sembra poter offrire. Come altrettanto evidente è il grave ritardo nella riconversione di strutture verso la medicina di prossimità nell’ottica voluta dalla legge di riforma: le varie tipologie di Presidi Territoriali, ad esempio, dove sono stati inaugurati non sempre hanno saputo rappresentare un’alternativa credibile al ricorso all’ospedalizzazione.
Continua, infatti, ad essere percepita una sorta di mancanza di un disegno organico e alternativo ma, soprattutto, in grado di assicurare un livello superiore di cure. Di progetti complessivi, cioè, che, nell’integrazione, qualificano ancor più e meglio la risposta alla domanda di  salute. Progetti, quindi, di respiro comprensoriale che non possono prescindere da un confronto costruttivo con vertici (non solo formalmente tali) aziendali che, nell’ottica di un disegno complessivo regionale, siano capaci di potersi impegnare per immaginare e realizzare la più funzionale (nell’interesse dei territori) organizzazione sanitaria dell’intera provincia.
Ed in questo senso la possibilità di perseguire l’unione di più piccoli ospedali in un’unica entità  non può  -per risultare credibile-   restare un’ipotesi al di sopra dei territori.  
La perdurante incapacità a saper esprimere i nuovi direttori generali gioca, oggettivamente, soltanto ad alimentare rivendicazioni settarie e campanilistiche che non giovano a nessuno. Anzi, servono a quanti contrastano i processi di miglioramento della sanità siciliana.



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