Conferenza dei Comitati Consultivi- Bollettino di Luglio/Agosto 2014
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Bollettino n. 7/8 del 31 Luglio 2014

Piccoli ospedali: riordino funzionale, sostenibile e coordinato, per meglio rispondere alla domanda di salute dei Siciliani (VII puntata)
                                                   
di Santo Gulisano


Dopo aver divulgato primi elementi di valutazione sul processo in itinere relativo alla rifunzionalizzazione dei piccoli ospedali raccolti con il Presidente della VI Commissione Servizi Sociali e Sanitari, on. Giuseppe Digiacomo (sul Bollettino di maggio 2014) e con gli onorevoli componenti la VI Commissione, Salvatore Cascio, Bernardette Grasso, Salvatore Lo Giudice e Stefano Zito (sul Bollettino di giugno 2014), questa indagine prosegue proponendo spunti di riflessione suggeriti da:
  • On.  Mario Alloro, gruppo parlamentare Partito Democratico – eletto nel collegio di Enna
  • On. Vincenzo Fontana, gruppo parlamentare Nuovo Centro Destra – eletto nel collegio di Agrigento
  • On.  Giovanni Ioppolo, gruppo parlamentare Lista Musumeci – eletto nel collegio di Catania
  • On. Salvatore Oddo, gruppo parlamentare Il Megafono – eletto nel collegio Regionale (Trapani)
  • On. Giuseppe Picciolo, , gruppo parlamentare Democratici Riformisti per la Sicilia – eletto nel collegio di Messina
A tutti e cinque era stata formulata la seguente domanda:

“Quali le sue valutazioni generali in ordine al processo di riordino della rete dei piccoli ospedali ? e quale il giudizio sull’ipotesi di bozza che ridisegna la nuova mappa, con particolare riguardo la situazione del suo territorio ? “
Da segnalare, inoltre, che nella sezione “Atti di governo della sanità siciliana” di questo stesso Bollettino di luglio, viene riportato il testo sommario ufficiale della seduta n. 108 del 17 giugno scorso della VI Commissione dell’A.R.S. – Servizi Sociali e Sanitari che ha visto, tra l’altro, l’audizione della dott.ssa Barbara Cittadini, presidente dell'A.I.O.P. - Associazione italiana ospedalità privata- Sicilia sulla rimodulazione della rete ospedaliera regionale. Nella stessa sezione del Bollettino del mese di giugno era stato riportato il contenuto dell’audizione della stessa presidente in occasione dei lavori della VI Commissione nella seduta n. 107 del 4 giugno.






On. Mario Alloro 
gruppo parlamentare Partito Democratico – eletto nel collegio di Enna



Chiunque si accinge ad esprimere valutazioni in ordine al processo di riordino della rete dei piccoli ospedali che sta vedendo particolarmente impegnati sia l’Assessore alla Salute Lucia Borsellino con i suoi funzionari sia la VI Commissione  Servizi Sociali e Sanitari dell’Assemblea Regionale Siciliana non può non partire da dati e situazioni assolutamente imprescindibili.
Uno di questi riguarda il decreto Balduzzi che prevedeva la soppressione degli ospedali al di sotto dei 120 posti letto, questo, ovviamente avrebbe determinato la chiusura di tanti piccoli, ma indispensabili presidi presenti sul territorio.
Qualsiasi ragionamento che non tiene nel dovuto conto questa insuperabile premessa, lascia il tempo che trova e, soprattutto, non rende un buon servizio ai siciliani.
Cosa ha, invece, fatto l’Assessore Borsellino e la VI Commissione ?
Hanno avviato ( cosa mai fatta prima) un lavoro capillare di incontri e confronti con le comunità e gli operatori dei territori per ricevere elementi utili per un costruttivo screening di verifica sui singoli presidi sanitari, ed iniziato una costruttiva riflessione per immaginare una nuova mappa della rete ospedaliera applicando, dove possibile, il modello degli “ospedali riuniti’’.
Un modello che consente di spingere l’integrazione tra territori e organizza un piano di offerta sanitaria completa senza arrivare alla chiusura dei presidi.
Se questo è vero, come è  -assolutamente-  vero, la risposta alla prima parte della domanda non può che essere una valutazione positiva al processo   -peraltro, ancora in itinere-   che riguarda il riordino della rete dei piccoli ospedali.
Valutazione, certamente, positiva, quindi, per quanto riguarda il principio generale che sta ispirando l’operazione; sia per quanto riguarda la migliore offerta sanitaria complessiva che viene approntata nei territori sia perché supera   -in modo intelligente e positivo-   quella tagliola (che è bene non dimenticare che esisteva) dei 120 posti letto del Decreto Balduzzi.
Ma la valutazione positiva sul “principio generale” si estende anche sulle modalità di traduzione concreta che il processo sembra poter percorrere.
La cautela è, forse, d’obbligo perché il procedimento è ancora in itinere (ma non credo che possa subire drastici cambiamenti), ma, pur allo stato dell’arte, vediamo concretamente come stanno le cose.
Nella provincia di Enna questo lavoro ha permesso di salvare i 4 ospedali presenti, due dei quali, quello di Piazza Armerina e di Leonforte, altrimenti destinati a chiudere, recuperando i punti di primo soccorso indispensabili in un territorio orograficamente particolare e caratterizzato da notevoli difficoltà di collegamento viario.
E credo di poter affermare che soluzioni altrettanto soddisfacenti sono state trovate anche nelle altre province
Complessivamente credo non si possa non convenire che il Piano di rete ospedaliera che viene fuori da questo lavoro è unico e rispetta sia le esigenze di spending review che di tutela del diritto alla salute dei cittadini.
Tutto bene, dunque ?
Come dicevo prima, la cautela è d’obbligo. Ma non perché penso a radicali stravolgimenti che reputo assai improbabili ma perché bisogna passare alla fase operativa e, quindi, i “tempi”, sono, ormai un elemento assai importante.
La rete dovrà essere approvata nel più breve tempo possibile, solo così sarà possibile avere punti fermi e, conseguentemente, poter passare alla costruzione concreta di questa nuova mappa ospedaliera siciliana. Avere queste certezze permetterà di procedere anche allo sblocco dei concorsi per medici e professioni sanitarie, figure indispensabili per ovviare alle carenze delle piante organiche dei presidi sanitari regionali.






On. Vincenzo Fontana 
gruppo parlamentare Nuovo Centro Destra – eletto nel collegio di Agrigento


Il percorso che abbiamo avviato, come VI Commissione Servizi Sociali e Sanitari, con le comunità locali in ordine al processo di rifunzionalizzazione dei piccoli ospedali è stata un’esperienza assai importante perché ha permesso a tutti gli attori di avere un costruttivo confronto utile ad acquisire la consapevolezza dei vari aspetti che bisogna avere ben presenti nel momento in cui si vanno ad assumere decisioni della massima importanza, qual’è, appunto, la riscrittura della nuova pianta ospedaliera siciliana.
Largamente condivisa   -perché, peraltro, di assoluto buonsenso-   l’opportunità di ragionare criticamente sull’esistente per ricercare, dove esistono, inadeguatezze, sprechi e condizioni di oggettiva pericolosità.
Certamente perché il “sistema” possa continuare a reggere ma, soprattutto, perché la sostenibilità dell’ “offerta salute” non può e non deve prescindere dall’individuazione di nuovi modelli organizzativi che siano in grado di dare risposte ancora più puntuali alle giuste istanze delle comunità.
Che non si assicurano, certamente, alzando le barriere per la difesa dell’ospedale sotto casa.
I vincoli del decreto Balduzzi e le direttive comunitarie in materia non vanno, quindi, intesi   -e la nostra VI Commissione servizi sociali e sanitari non li ha fatto intesi-   come espedienti per far cassa o, peggio, per diminuire i diritti di salute dei cittadini bensì come criteri innovativi finalizzati ad accrescere i livelli di sicurezza e di qualità delle prestazioni erogate.
E’ pacifico e largamente condiviso (anche se, purtroppo, non sempre chiaramente dichiarato) il principio che, sotto certi livelli, sicurezza e qualità non possono essere affatto garantiti. E ciò per una serie insuperabile di ragioni che tutti ben sappiamo.
Non credo, quindi, sia sostenibile che un presidio ospedaliero per il solo fatto che esiste è, di per sé, un presidio in grado di assicurare le risposte di salute che la comunità ha diritto di avere. E che la sola presenza fisica di uno stabile possa significare rispetto del diritto alle cure.
“Sicurezza e qualità”  -requisiti prioritari che non può non avere una struttura ospedaliera-   possono essere, convenientemente, garantiti mantenendo sia l’attuale quantità di posti letti che la distribuzione territoriale esistente ?
Seguendo questo ragionamento non credo che, in presenza di rifunzionalizzazione di piccoli ospedali, si possa parlare di “sacrifici necessari” dovuti all’attuale situazione economica che attraversa il Paese. Per me, infatti, è, invece, corretto affermare che assicurare certi standard (non conseguibili nelle piccole realtà) è nell’interesse stesso delle comunità assistite.
Inoltre ottimizzare (riorganizzandolo in forme nuove) l’esistente evita, di sicuro, sprechi di risorse che, invece, potrebbero essere meglio utilizzate nell’interesse dei cittadini.
La rimodulazione dei “posti letti” nel comprensorio, allora, non solo può avere un senso ma, addirittura, conseguire un innalzamento di “sicurezza e qualità” di cui si diceva prima e che deve essere il faro ispiratore dell’intero processo.
Convinto di ciò non mi sento di esprimere un giudizio sull’ipotesi di bozza che ridisegnerebbe la nuova rete ospedaliera siciliana.
Per la semplice ragione che si tratta di una mera tabella non ufficiale ed, in quanto tale, non è quell’ “Atto di Governo” che dovrà essere sottoposto alla Commissione Servizi Sociali e Sanitari con indicazioni chiare sulle motivazioni di “sicurezza e qualità” che consigliano quelle modifiche.
Non mi appassiono ai numeri, specie quando dietro a questi non sono spiegati chiaramente i motivi di “sicurezza e qualità” che li hanno determinati.
Questo non mi esime dall’esprimere motivi di grave preoccupazione in ordine a certe “voci” legate ai probabili “numeri” dell’Ospedale di Sciacca. Proprio per le ragioni che fin qui ho rappresentato. Per me “sicurezza e qualità” sono gli unici ed irrinunciabili parametri ai quali si deve ispirare il processo in itinere. E, di conseguenza, sarebbe paradossale che un presidio ospedaliero che assicura “sicurezza e qualità” non solo alla comunità locale ma viene, addirittura, scelto da pazienti di aree ben lontane della stessa provincia agrigentina e, addirittura, di altre province possa avere un ridimensionamento.
Non se ne capirebbero le ragioni. Ed è, pertanto, un’eventualità da contrastare con forza e determinazione.





On. Giovanni Ioppolo
gruppo parlamentare Lista Musumeci – eletto nel collegio di Catania

Anche, e soprattutto, nella conduzione della politica sanitaria di Sicilia, la rivoluzione annunciata dal presidente Crocetta si è rivelata un vero e proprio bluff. Diciotto mesi, infatti, ulteriormente sprecati, senza l’ombra di una riforma seria in direzione della funzionalizzazione, della organizzazione, dei risultati e dei livelli essenziali di assistenza.
Almeno tre sono gli ambiti nei quali la fallimentare politica crocettiana appare con maggiore evidenza:
    1. la spesa sanitaria regionale, anziché diminuire, continua a crescere come conferma la relazione annuale della Corte dei Conti in sede di parifica di bilancio;
    2. i casi di mala sanità aumentano, nonostante l’impegno e lo sforzo del personale sanitario e parasanitario, segno evidente del mancato recupero del sistema organizzativo nel suo complesso;
    3. il livello stesso della percezione media dell’offerta sanitaria è, per i Siciliani, basso se non  catastrofico.
Per non dire, poi, dell’assurdo, illegittimo e rocambolesco sistema messo in piedi per la selezione e la nomina dei direttori generali delle Aziende sanitarie, e nemmeno tutte, rimanendo quella territoriale catanese e – al momento in cui si scrive – quelle del Policlinico-Vittorio Emanuele e del Cannizzaro ancora senza la indispensabile guida gestionale, la cui parabola può così essere sintetizzata: “cambiare tutto per non cambiare niente”. E dell’altrettanto inconcludente vicenda riguardante il riordino della rete ospedaliera siciliana.
Ma di quest’ultimo occupiamoci un po’ più approfonditamente, visto che incide sulla vita vera e quotidiana dei Siciliani e, in particolare, di quelli che direttamente o indirettamente devono ricorrere alle cure specialistiche. Tralasciamo ogni commento sul grado di approssimazione e superficialità mostrato dal governo che, dopo avere redatto e fatto circolare almeno tre bozze della mappatura ospedaliera, non ha ancora licenziato il documento finale. L’idea dei cosiddetti “ospedali riuniti” certo non nuova nè originale, può rappresentare un utile via d’uscita per salvaguardare i medi e piccoli ospedali che vengono normalmente percepiti dalla popolazione come quelli di “prossimità”. Ma ciò non basta! Gli ospedali di prossimità devono, poi, essere messi in condizione di funzionare bene, altrimenti rivelandosi il diverso comportamento come un imperdonabile inganno nei confronti dei cittadini.
Il valore della organizzazione sanitaria equamente distribuita sul territorio, infatti, impedisce che gli abitanti di talune aree geografiche siano considerati di “serie A” rispetto agli altri di “serie B”, solo perchè residenti in zone o città meno fortunate.
Per quel che riguarda la provincia di Catania, è necessario intervenire per razionalizzare e distribuire meglio le risorse già esistenti e, semmai, trovarne di nuove. In città i grandi ospedali, il Policlinico universitario e il San Marco, in interminabile fase di completamento, vanno visti come una unica rete assistenziale con livelli di eccellenza in grado di, finalmente, frenare il triste fenomeno dei “viaggi della speranza” che incide assai negativamente anche sul bilancio finanziario del servizio snitario regionale. In provincia, invece, le tre principali aree sanitarie: Acireale e Giarre; Caltagirone e Militello; Paternò, Biancavilla e Bronte, devono poter assicurare, oltre alla emergenza-urgenza, anche la interventistica ordinaria nelle principali e imprescindibili branche di specialistica medica.
In conclusione, occorre dire che il mondo della sanità pubblica, nella sua complessità, deve finalmente rappresentare la espressione più autentica di una politica che si occupi della quotidianità e della vita reale dei Siciliani. Se per un verso, infatti, i cittadini non devono illudersi che il binomio: ospedale vicino significhi sempre qualità dell’assistenza medica, nemmeno, e a maggior ragione, il governo deve ricorrere al rinunciatario alibi secondo cui il piccolo–medio ospedale necessariamente non rappresenti risposta adeguata.
Ci preoccupa, infine, un governo regionale balbettante e debole rispetto agli orientamenti, dichiarati e annunciati recentemente dal Ministro della Salute, circa il ridimensionamento selvaggio della rete ospedaliera che per la Sicilia si risolverebbe nell'ennesima sconfitta e in un danno epocale.




On. Salvatore Oddo 
gruppo parlamentare Il Megafono – eletto nel collegio Regionale (Trapani)

Il processo di riordino dei piccoli ospedali rappresenta indubbiamente un’occasione di qualificazione e potenziamento dell’offerta sanitaria in Sicilia.
Il progetto infatti punta a trasformare i piccoli nosocomi in strutture specializzate attraverso il modello degli “ospedali riuniti”, creando una “rete” di servizi funzionale e realmente rispondente alle esigenze dei singoli territori.
La nascita del nuovo soggetto giuridico consentirà, da un lato, di massimizzare le risorse diversificando i servizi e, dall’altro, di razionalizzare i costi riducendo gli sprechi, senza tuttavia chiudere, come si era paventato in un primo momento, tutti i piccoli presidi sanitari.
Diminuendo il numero dei reparti, accorpando le unità operative "doppione" e avviando percorsi integrati e complementari si darà un nuovo volto alla sanità siciliana.
Questo nuovo modello organizzativo, già collaudato in altre regioni d’Italia, assicurerà una migliore qualità della vita del malato anche attraverso, ad esempio, l’accesso a nuove forme   di assistenza come gli Hospice e i S.U.A-P. – Speciale Unità Accoglienza Permanente.
 L’operazione di rilancio del servizio sanitario consentirà, tra le altre cose, di vedere sbloccati i fondi per l’edilizia sanitaria e, dopo la ridefinizione delle piante organiche, anche l’avvio di concorsi pubblici nelle aziende sanitarie.
Come componente della VI Commissione ho partecipato alle audizioni con i vertici di tutte le Asp locali per un confronto sul progetto e per approfondire alcuni “casi”.
Ascoltate le istanze e comprese talune criticità, mi impegnerò per far sì che il piano sia ancora più rispondente alle esigenze della popolazione.
Osservazioni già condivise dall’assessore regionale alla sanità, Lucia Borsellino, persona sensibile e lungimirante. 
Per quanto riguarda il territorio trapanese che io rappresento, l’ipotesi di bozza relativa al riordino porterebbe all’istituzione degli ospedali riuniti di “Marsala-Salemi” e di “Mazara- Castelvetrano”, con il trasferimento di alcuni posti letto da una struttura all’altra per quanto riguarda le acuzie e l’incremento di quelli per le “post acuzie”, destinati a lungodegenti e a riabilitazione.
Novità potrebbero interessare anche Pantelleria che, a fronte di due posti in meno per acuzie, ne guadagnerebbe quattro per post-acuzie.
Va sottolineato che la rete di servizi ospedalieri che si verrà a creare sarà funzionale in quei territori che non presentano caratteristiche geografiche problematiche, ossia dove i punti della rete sono agevolmente raggiungibili.
Diverso è il caso per quella parte di popolazione che vive in piccole zone montane o nelle isoli minori della Sicilia, alla quale deve essere garantita la prima assistenza.
Ad esempio, ritengo che a Pantelleria, viste le difficoltà logistiche per raggiungere la terraferma, vadano potenziati il servizio di primo intervento e alcuni reparti che al momento vivono delle difficoltà a causa della carenza di organico.
Occorre dunque continuare ad investire sulla sanità.
Certo che queste problematiche verranno superate, ritengo che nel piano sanitario dell’assessore Borsellino ci siano realmente i presupposti per dare un nuovo volto alla Sicilia e garantire una migliore assistenza sanitaria ai siciliani.



On. Giuseppe Picciolo 
gruppo parlamentare Democratici Riformisti per la Sicilia – eletto nel collegio di Messina

Come già ribadito dall'Assessore regionale alla Salute Lucia Borsellino, la bozza del piano regionale, attualmente in itinere, e' conseguenza di un ampio ed approfondito (ed, a volte, appassionato)  confronto con i territori ed e', in atto, all'esame del Ministero per la validazione preventiva.
Per quanto è dato sapere della sua sostanziale strutturazione, mi sento di poter affermare che certe perduranti preoccupazioni non appaiono fondate. Ciò in quanto non conterrebbe ipotesi di chiusura di alcun presidio ma efficaci accorpamenti di strutture con la riqualificazione dei servizi che vengono invece implementati.
Soluzioni, cioè, riconducibili ad un disegno di riforma organico e funzionale per gettare le basi per un'organizzazione in rete che vede nell'integrazione tra le funzioni ospedaliere e territoriali il principale asse portante.
Con, dunque, migliori prestazioni sanitarie complessive ed, al tempo stesso, con un conseguente importante risparmio di risorse, che, così, disponibili potrebbero più utilmente essere impiegate nel sistema.
Oggi ci troviamo in una fase delicatissima, perché di transizione.
Dal disegno della Legge 5 che, tra l’altro, prevedeva una ospedalizzazione per distretti si sta andando verso la costruzione di una struttura notevolmente diversa. Una configurazione innovativa che, per rispondere meglio alle multiformi esigenze del territorio, vuole (ed io aggiungo, deve) essere in grado di saper affrontare tutte le problematiche che possono presentarsi.
Le molteplici preoccupazioni che abbiamo raccolto in tanti incontri fatti dalla VI Commissione Servizi Sociali e Sanitari congiuntamente con l’assessore Borsellino, venivano  -a mio modesto avviso-  suggerite dalla diffusa convinzione che, alla base di tutto il processo, ci potesse essere l’unico e preciso  intendimento di voler chiudere, comunque, strutture secondarie al di sotto di una certa soglia. Che invece, così non è.
Con le audizioni sul territorio dei mesi scorsi abbiamo avviato un percorso di ascolto e dialogo con le comunità che vogliamo continuare, sia per dissipare titubanze che, oggettivamente, ancora permangono sia per ricevere ulteriori, utili ed opportuni suggerimenti finalizzati alla costruzione di un sistema di prestazioni rispondente ai bisogni delle comunità.
Questa mia convinta adesione al progetto complessivo non mi esime dall’esprimere riserve sulle modalità e, soprattutto, sui tempi del procedimento di nomina dei nuovi direttori generali. Per i ritardi e le ricadute negative che, oggettivamente, hanno nel processo di rifunzionalizzazione dei piccoli ospedali di cui stiamo discutendo. Forse sarebbe stato il caso di pianificare meglio il procedimento e, comunque, di velocizzarlo e contenere la fase di stallo: il percorso che ci porterà alla nuova configurazione della rete ospedaliera sarebbe stato più avanzato e ci sarebbe stata meno materia per i detrattori a tutti i costi.
Così continua a permanere il concetto che la rifunzionalizzazione dei piccoli ospedali mascheri un loro depotenziamento. Mentre la prospettiva è la riqualificazione di strutture che, già all’osso, avevano davanti la  concreta possibilità di esser chiuse.
La creazione del sistema degli ospedali riuniti, che ha determinato di fatto, la nascita di poli multi specialistici, rappresenta l’unica risposta possibile alla sopravvivenza di tante piccole e medie strutture sanitarie presenti sul territorio siciliano che potranno specializzarsi settorialmente in base alle proprie attitudini e convenienze territoriali.
Io sono fiducioso sulla scelte che definiranno la nuova mappa dell’ospedalizzazione nel messinese. Non mi nascondo le difficoltà ma la validità del progetto è fuori discussione.
E’ chiaro, anche, che dovremo fare i conti con la tagliola della nuova bozza ministeriale del piano della salute, varato il 9 di luglio, che ci costringerà a rivedere il sistema nella sua globalità: non ci potranno più essere 21 sistemi sanitari regionali differenti.
Ma è la sfida che ci sta davanti; come governare i processi di riforma per migliorare le condizioni dei siciliani è l’imperativo del nostro gruppo. E, con linearità e trasparenza, sapremo fare la nostra parte.


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