Conferenza dei Comitati Consultivi- Bollettino di Maggio 2014
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Bollettino n. 5 del 31 Maggio 2014

Piccoli ospedali: riordino funzionale, sostenibile e coordinato, per meglio rispondere alla domanda di salute dei Siciliani (V puntata)
                                                   
di Santo Gulisano


Da gennaio il Bollettino della Conferenza dei CCA  informa sulla  sull’iter del Piano Ospedaliero regionale e ulla rifunzionalizzazione dei piccoli ospedali, pubblicando resoconti di varie sedute che la VI Commissione dell’ARS, con la partecipazione  dell’Assessore della Salute Lucia Borsellino, ha svolto sul territorio, riportando documenti e schede elaborate dalla Conferenza dei CCA e da Cittadinanzattiva Sicilia e riferendo di assemblee pubbliche organizzate in diverse città.

In questa  puntata si pubblica il comunicato stampa diffuso nei giorni scorsi dall’Assessorato alla Salute in seguito alle indicazioni del Ministero relative alla soppressione dei 23 piccoli ospedali siciliani con meno di 65 posti letto ed un’intervista con il Presidente della VI Commissione, on. Giuseppe Digiacomo, rilasciata prima del comunicato assessoriale.

La rifunzionalizzazione dei piccoli ospedali è un processo tutt’altro che definito e che la Conferenza dei Comitati Consultivi intende seguire in quanto intrinsecamente legato alla pianificazione dell’offerta sanitaria territoriale. Si continuerà a registrare l’orientamento dei decisori politici ed amministrativi in materia.
A partire (o meglio, continuando) dai componenti della VI Commissione Servizi Sociali e Sanitari dell’Ars. A tal proposito intende coinvolgere i singoli Onorevoli componenti la VI Commissione, ai quali ha formulato (con invio all'indirizzo e-mail istituzionale) le 2 domande che seguono.
Le risposte pervenute formeranno, nei prossimi mesi, materia per il seguito di questo approfondimento.
  1. Anche alla luce delle indicazioni ministeriale e dei contenuti del recente comunicato stampa dell’assessore Borsellino, cosa si sente di condividere nei concetti espressi dal Presidente on. Digiacomo nell’intervista sottoriportata ? e cosa, invece, ritiene non poterla trovare completamente in accordo ?
  2. Cos’altro pensa debba essere tenuto nel debito conto nell’avvio concreto del processo di rifunzionalizzazione dei piccoli ospedali.

Intervista con il Presidente
della VI Commissione Servizi Sociali
e Sanitari
on. Giuseppe Digiacomo


Negli ultimi mesi la VI Commissione da Lei presieduta ha fatto più di 2mila Km per girare in lungo e in largo la Sicilia e confrontarsi con le varie realtà, anche le più decentrate, con l’obiettivo di acquisire elementi utili ai fini di una corretta ed adeguata rifunzionalizzazione dei piccoli ospedali: quali sono i dati che l’hanno maggiormente colpita in questa esperienza?

«Quanto abbiamo visto ed ascoltato – ha affermato il presidente della VI Commissione - Servizi Sociali e Sanitari dell’Ars Giuseppe Digiacomo - ha confermato la bontà dell’iniziativa e ripagato il notevole impegno, fornendo dati che sono già stati utili nella formulazione della successiva mappatura predisposta dall’Assessorato e che serviranno alla Commissione nel proseguo del suo lavoro su questa materia. C’era, comunque, il diffuso intendimento di dover “uscire dal Palazzo” e andare ad ascoltare le comunità e gli operatori per orientare al meglio scelte che, per la loro natura, non possono e non debbono “calare” dall’alto. Scelte che con la nuova riformulazione sono già state riviste dall’Assessorato, alla luce di quanto meritevole di adeguata considerazione ma necessitano di ulteriori miglioramenti. Ma non voglio sfuggire alla domanda, sono almeno due i dati che, personalmente, mi hanno di più colpito: il primo riguarda l’operato di certe Direzioni aziendali che non sempre avevano prodotto elementi idonei a rappresentare la reale situazione delle prestazioni erogate.  Report, DRG e quant’altro rappresentano, infatti, parametri oggettivi che, non sempre correttamente forniti, inducevano ad errori, anche assai grossolani.  Il secondo – ha continuato Digiacomo - riguarda atteggiamenti miopi e controproducenti di certi amministratori. Capisco che nella vulgata l’ospedale in quanto tale è stato, in passato, sinonimo di cura e di risposta al diritto alla salute ma, oggi, non si può non tener conto di una serie di parametri e di circostanze che le assicurano meglio. Che, ovviamente, nulla hanno a che vedere con questioni di cassa perché  è bene chiarire che il diritto alle cure non può e non deve essere condizionato da tagli di spesa che riducono le possibilità di prestazioni in atto erogate».   

Ospedale come “struttura fisica” ha poco senso, diventa “presidio sanitario” se e quando assicura prestazioni sicure e qualificate. Peculiarità legate anche all’esperienza e alla competenza che possono risultare o divenire affievolite, con pregiudizio delle prestazioni per la sporadicità della pratica: quale e quanta validità ha, per Lei, tale assunto?
«Mi riferivo proprio a questo – ha sottolineato Digiacomo -  tanti amministratori locali hanno legato il diritto alle cure all’esistenza di una mera struttura muraria sotto casa. Sottovalutando la circostanza che l’“eccezionalità” che può presentarsi nella piccola realtà è la “normalità” nei presidi medi e, addirittura, può essere la “quotidianità” nelle struttura specialistiche. Come si tutela meglio il diritto alla salute e, in qualche non raro caso, alla stessa vita? E’ solo sottovalutazione? Purtroppo l’esperienza che abbiamo maturato nei territori ci dice che non sempre è solo sottovalutazione del problema. In non pochi casi abbiamo avuto contezza che alcuni “Comitati in difesa dell’ospedale” (formati, in larghissima parte, da cittadini in assoluta buona fede) sono stati, in qualche modo, orientati da primari (interessati), da operatori sanitari (che vedevano come un dramma dover raggiungere una nuova sede, anche se distante solo pochi chilometri) e da amministratori locali (che speculavano sull’innato e naturale senso di campanilismo delle comunità). Per motivazioni, dunque, che poco (e spesso per nulla) avevano a che fare con il diritto alla bontà delle cure ma che trovavano (e in qualche caso trovano) un’ottima sponda nelle perplessità - più che legittime - delle comunità, dovute ai ritardi (di costituzione e/o di conoscenza) dei PTA,  dei PTE e dei PPI.
Certamente le resistenze e le incomprensioni delle comunità sarebbero state ben diverse se tali presidi avessero avuto sia la dovuta (e possibile) concretizzazione sia l’opportuna pubblicizzazione nei casi in cui sono entrati in funzione. Sotto questo aspetto le responsabilità dei Direttori generali e dell’Assessorato alla Salute sono evidenti e ci impegnano a vigilare con particolare attenzione affinché vengano, al più presto, superati i ritardi che legittimano le preoccupazioni dei cittadini. 

“Ospedali Riuniti” è un’ipotesi organizzativa che può presentare diverse  soluzioni pratiche: per non restare una formula generica e indefinita ma essere una previsione che, pur tenendo conto di insuperabili peculiarità di certe realtà, abbia una visibile riconducibilità ad un progetto organico e funzionale: quale priorità, secondo Lei,  va rispettata?
«Nel nostro giro – ha affermato l’on. Digiacomo - abbiamo incontrato una realtà di chirurgia generale che aveva registrato, in un anno, appena 150 ricoveri non tutti, peraltro, seguiti da interventi operatori. All’amico Sindaco di quella cittadina (e non solo a lui) torno a chiedere: mantenere così quell’ospedale garantisce veramente la salute dei cittadini? Con il massimo rispetto umano per il primario e gli operatori della struttura non c’è da chiedersi se perizia e qualità (ma anche sicurezza) possano, poi, essere garantiti in casi che appena fuoriescono dalla banalità? Come dicevo prima, non c’entra   a mio parere l’aspetto economico ma, piuttosto, il livello di prestazione che il Sistema Ospedaliero (non la singola struttura muraria) deve assicurare. Rispondiamo meglio al sacrosanto e indiscutibile bisogno di cure, in questo caso, lasciando le cose come stanno o interrogandoci su come sia meglio assicurare una sostanziale ed effettiva prestazione sanitaria ? Se si finisce con i miopi ma pericolosi campanilismi (più difficili da contenere, invece, gli interessati egoismi) non si può dar corso ad un ragionato, organico e condiviso ridisegno dell’ospedalità siciliana ?
Io sono convinto che un percorso di buon senso, ispirato da motivazioni di effettiva assistenza e cura, possa contribuire alla definizione di un sistema complessivo in grado di dare ai siciliani la sanità di cui hanno diritto. E che, attraverso il dialogo costante e puntuale, si possa arrivare a soluzioni condivise che le assicurino.
Può sembrare, fin qui, che voglia sfuggire a questa terza domanda, ma non è nel mio stile farlo. Così dico con chiarezza che la formula degli “Ospedali Riuniti” è una soluzione da praticare per assicurare, nelle varie realtà, prestazioni possibili che tutelino adeguatamente i pazienti. Prevedendo, al riguardo, anche nuove ipotesi organizzative che l’esperienza di altre Regioni ha confermato come assolutamente valide.  L’esistente è una condizione di cui tener conto e che non potrà non condizionare accorpamenti e rifunzionalizzazioni che, tuttavia, non bisogna eludere se si vuole consolidare una sanità migliore. Con le audizioni sul territorio dei mesi scorsi – ha concluso - abbiamo avviato un percorso di ascolto e dialogo con le comunità che vogliamo continuare, sia per rispetto dei siciliani sia per realizzare un sistema di prestazioni rispondente ai bisogni delle comunità. Non sempre il nostro lavoro è stato semplice e non ci illudiamo che lo sarà. Resta, quindi, assolutamente prioritario raccogliere e divulgare più elementi di conoscenza e di valutazione possibili. Per questo apprezziamo il lavoro della Conferenza dei Comitati Consultivi che è impegnata, ormai da mesi, in una utile attività di informazione».



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