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Telefono Giallo di Palermo

«Il ventesimo secolo verrà ricordato come un secolo segnato dalla violenza» (Mandela N., Rapporto OMS sulla Violenza, 2002).
La diffusione della violenza, sotto le forme più diverse, costituisce purtroppo uno dei tratti salienti della società contemporanea. La ricerca più recente indica che, se da un lato fattori biologici e altri fattori individuali spiegano in parte la predisposizione all’aggressività, spesso questi fattori interagiscono con la famiglia, la comunità e con altri fattori culturali ed esterni creando una situazione in cui la violenza diventa possibile.
In Europa, il numero di crimini denunciati è in calo quasi ovunque, ma crescono in maniera preoccupante traffico di droga, abusi su minori e reati violenti. Sono sempre più frequenti i comportamenti giovanili aggressivi. Verso gli altri e verso se stessi. Disinteressati, indifferenti, incapaci di comunicare e di stabilire relazioni; in questo deserto della comunicazione adopera il gesto violento, anche estremo, per esprimere il proprio disagio, il proprio malessere.
Si può prevenire il comportamento violento? Il Trattamento dei cosiddetti violenti tiene in considerazione il legame tra cognizione ed emozione. E’ studiato dai teorici dell’approccio del cognitive appraisal, la valutazione cognitiva. Arnold (1960) ha introdotto per primo il termine appraisal per indicare il processo cognitivo con cui valutiamo se lo stimolo che percepiamo buono o cattivo. James (1884), secondo cui alla base dell’emozione ci sarebbe una retroazione  dalla  periferia  al  sistema  nervoso  centrale,  tra  percezione  e cambiamenti  fisiologici. Nel caso di esposizione a stimoli con alto potenziale di arousal, sia donne sia uomini hanno mostrato le reazioni emotive maggiori. Le donne, però, reagiscono La  rielaborazione  cognitiva  è  un  processo  centrato  sui  momenti antecedenti l’emozione, si riferisce a che cosa si fa prima che l’emozione sia pienamente vissuta e abbia influenzato il nostro comportamento e/o alterato il sistema periferico.
Sul piano comportamentale la visione di scene violente è stata spesso indicata come una delle cause dell’aumento degli episodi di violenza nella vita quotidiana. Per valutare l‘impatto della visione di scene violente sulla tendenza a mettere in atto condotte violente si sono considerati due indicatori della condotta aggressiva: irritabilità e ruminazione. L’irritabilità è riferita alla propensione a reagire impulsivamente ad una provocazione o dissapore anche minimi, mentre la ruminazione si riferisce alla propensione a superare con difficoltà rancori o desideri di vendetta.
Per quanto riguarda i processi di regolazione delle emozioni, si ipotizza che la rielaborazione  cognitiva  e  l’autoefficacia  nel  controllo  delle  emozioni negative  possano  anch’esse  contribuire  a  contenere  gli  stessi  vissuti  emotivi  negativi.
«I processi formativi: dolore, disagio e violenza vuole trasmettere il messaggio che attraverso una sana educazione, e mediante una formazione metodica ed efficace, si possono prevenire e curare i disagi del bambino e dell'adolescente. Essere capaci di stabilire relazioni empatiche e di ascoltare attivamente e costruttivamente gli alunni, è il miglior modo per rendere educativo un incontro che, altrimenti, sarebbe sterile, se non devastante» (Tatarelli R., 2006).
L’Helpline “Telefono Giallo” offre il conforto emotivo attraverso il Numero Verde 800 011 110.
Concludendo, bisogna “andare oltre” i dolorosi fatti di cronaca per comprendere il grave disagio giovanile e ricordare l’invito di Papa Francesco alla gentilezza con l'esortazione a dire «Grazie, scusa, permesso» insegnandoci così una parabola sulla buona educazione. De Viviana Cutaia (Psicologa/Psicoterapeuta, Musicoterapeuta, Coordinatrice Telefono Giallo).

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