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Verso la nuova rete ospedaliera (dodicesima puntata)
dI Santo Gulisano

6 i contributi anche in questa puntata della rubrica. D’altra parte ben 3 e tutti “pesanti” sono gli accadimenti di questo mese: la bocciatura ai concorsi da parte della Corte dei Conti, gli effetti della legge 161 e la scadenza “perentoria” del 30 novembre.
Da sottolineare il rilievo, molto ben evidenziato, dall’on. Fiorenza sulle conseguenze (anche penali) che potrebbero investire i vertici aziendali in conseguenza della legge 161; argomento, questo, posto anche dall’on. Ferreri (che, inoltre, ricorda il lungo tempo delle tante promesse disattese). Non onorate, soprattutto, per l’imposizione di tagli lineari che, per l’on. Lo Giudice, non solo non risolvono il problema ma lo amplificano. Peraltro per una questione di cassa che l’on. Grasso definisce “truccata” perché la Regione Siciliana riceve da molto tempo somme significativamente minori rispetto alle altre regioni. L’on. Cani si augura il sostanziale rispetto della scadenza del 30 novembre sia per le sorti della sanità sia per la credibilità della stessa politica.Osservanza, forse, ancora possibile perché l’intervento della Corte dei Conti  -a detta del Presidente on. Digiacomo- era solo conseguenza di un grosso equivoco per superare il quale si faceva carico di organizzare un confronto aperto sul merito delle cose. Che, però, al momento in cui chiudiamo (26.11.2015) non sembra ancora esser stato.

on. Digiacomo Giuseppe (gruppo Partito Democratico)
Ad inizio dello scorso mese di ottobre la Corte dei Conti di Palermo ha deciso di convocare, a sezioni riunite, l'assessore regionale all'economia Alessandro Baccei, l'assessore alla salute Baldassare Gucciardi, il ragioniere generale della Regione Siciliana Salvatore Sammartano, e dirigenti generali di vari rami dell’amministrazione regionale per ricevere chiarimenti in ordine a questioni originate nell’attività di valutazione di documenti finanziari poste al Suo esame.
Tra queste, c’era quella relativa alle 5 mila assunzioni annunciate nel comparto della Sanita'.
Bocciate, poi, nelle settimane successive, licenziando la relazione sul Documento di programmazione economico-finanziaria, perché “il complessivo quadro finanziario delle aziende sanitarie non mostra gli elementi di stabilità e sostenibilità finanziaria che emergono dalla lettura del Def”.
Tale decisione, sommata alla valutazione negativa sull’intero sistema dei conti, ha, naturalmente, creato non poche apprensioni se non vere e proprie preoccupazioni perché dopo tante promesse, sempre puntualmente smentite, questa indicazione a non procedere all’espletamento dei concorsi ha messo in vivissimo allarme i settori interessati; e, pertanto, non è stata ben accolta, anche per il riferimento puntuale a specifiche scelte di governo da adottare che, forse, potrebbero essere considerate al limite con le prerogative della stessa Corte.
L’on. Giuseppe Digiacomo, presidente della Sesta Commissione Servizi Sociali e Sanitari dell’Assemblea Regionale Siciliana, pur dispiaciuto dell’ennesimo oggettivo motivo di incertezza (che, di sicuro, non aiuta il rispetto delle scadenze del processo di costruzione della nuova rete ospedaliera), non è sembrato, però, particolarmente preoccupato perché la questione, se ben posta e per certi versi ben spiegata, può far rientrare i motivi di censura posti dai Magistrati contabili..
Come si evince dal comunicato stampa diramato lo scorso lunedì 16 novembre, che, di seguito, viene riportato: 
“A proposito dei rilievi della Corte dei Conti sui concorsi in Sanità e sulla tenuta del bilancio sanitario in Sicilia, la mia impressione è che la questione sia stata mal posta e per certi aspetti male spiegata.
“Il nodo centrale è uno: anziché trasferire le quote del cofinanziamento statale all'assessorato (e quindi alle aziende sanitari) queste somme si utilizzano anche per pagare costi che nulla hanno a che vedere con la sanità. Insomma – dice il presidente della sesta Commissione Parlamentare dell’Assemblea Regionale Siciliana - i conti ‘saltano’ perché si continuano ad utilizzare i fondi per la sanità come un ‘bancomat’ al quale ricorrere per pagare spese di altro tipo”.
“Questi passaggi – prosegue l’on. Digiacomo - vanno spiegati bene, anche all’opinione pubblica, altrimenti rischiamo di apparire schizofrenici: da un lato ci compiacciamo del buon andamento conti e dall’altro veniamo bacchettati dalla magistratura contabile. Con un risultato paradossale: bloccando i concorsi, infatti, si rischia di mandare in tilt il sistema e danneggiare la possibilità di assicurare la giusta assistenza alle persone. E così si va incontro ad un effetto-domino: perché se si abbassa la qualità dei livelli di assistenza, si mettono a rischio i finanziamenti per la sanità”.
“Mi farò carico di organizzare un incontro fra i rappresentanti del governo e quelli della Corte dei Conti – conclude Digiacomo - per correggere questa interpretazione che a mio avviso ha dato vita ad un ‘grosso equivoco’, e per avviare un confronto aperto sul merito delle cose”.

on. Cani Gaetano (gruppo Unione dei Democratici Cristiani e dei Democratici di Centro)
La scadenza del 30 novembre, indicata e ribadita come “perentoria” per l’avvio delle procedure concorsuale, è e deve restare “perentoria” : disattenderla non può che avere conseguenze devastanti.
In primo luogo per la qualità e la sicurezza delle prestazioni sanitarie; e, quindi, della salute stessa dei pazienti. Troppe e troppo pericolose sono ormai certe realtà dove le crescenti carenze del personale hanno creato situazioni non più sostenibili. Che, senza una decisa ed efficace inversione di tendenza, sono inevitabilmente destinate a crescere, sia di numero sia di oggettiva pericolosità.
Accanto a questa prioritaria esigenza, non si può, anzi non si deve sottacere che è in ballo la stessa credibilità della Politica.
Disaffezione e qualunquismo hanno ormai raggiunto livelli elevatissimi e, per quanto riguarda questa materia, non si può procrastinare l’avvio di procedure reiteratamente promesse. Perché possibili. E non da oggi.
Ed, appunto, perché possibili vanno ora mantenute.
Non assumono rilievo presunti vincoli finanziari. Irrilevanti quando si tratta di salute ma inesistenti nella situazione siciliana che ha saputo onorare il Piano di Rientro e continua a ricevere da parte dello Stato una compartecipazione alla spesa sanitaria di gran lunga inferiore a quella delle altre regioni.
Nessuna, ma proprio nessuna, argomentazione può superare questi dati di fatto e giustificare l’ennesimo rinvio.
Non risulterebbe   -ed a ragione-   comprensibile; ed è un’eventualità che le forze politiche responsabili debbono respingere con determinazione ed impegnarsi con forza affinchè non accada.
Ripeto: non tanto per la loro credibilità ma perché, per il prolungato blocco del turnover, tante situazioni sono al collasso
Bisogna, quindi, agire presto e bene ed uscire dalla palude che, per troppo tempo, ha bloccato l’azione governativa.
In questo contesto un impegno serio e, soprattutto, operativo va esplicitato nei confronti dei Pte (Presidi Territoriali di Emergenza).
Anche su questo versante si è fatto troppo poco, originando un legittimo allarme sociale che ha portato alla condivisibile e condivisa mobilitazione delle comunità interessate.
La prevista articolazione dei PTA (Presidi Territoriali di Assistenza) non si è ancora dispiegata compiutamente; soprattutto per quanto riguarda la parte in cui  -se ubicati molto distanti dai grossi presidi ospedalieri-  avrebbero dovuto allocare Presidi Territoriali  di Emergenza, con apertura h. 24, collegati alla rete di emergenza - urgenza 118, in modo da poter trasferire rapidamente i pazienti che necessitassero di un elevato livello di ospedalizzazione e poter invece curare in loco le emergenza minori.
Bisogna voltar pagina, superare la parentesi in cui si è deciso di non decidere, chiudendo gli occhi di fronte allo sfascio che le carenze ed il blocco del turnover stavano determinando. Compromettendo e penalizzando anche strutture che prima erogavano buone se non addirittura eccellenti prestazioni.
E’, quindi, tempo di esperire le procedure propedeutiche per l’avvio dei concorsi; a partire, fin da subito, da tutte quelle situazioni che Assessorato alla Salute e Direzioni Generali convengono debbono rappresentare la raggiera dei punti hub e spoke e, contestualmente, concretizzare l’effettiva e pronta disponibilità di efficaci e rassicuranti Presidi Territoriali di Emergenza.
La presa di posizione della Corte dei Conti dei giorni scorsi ? Più che una vera ingerenza è un suggerimento a far bene.
Ad abbandonare certi vizi del passato, quando, per la ricerca del consenso del momento ed a tutti i costi, si sono assecondate richieste campanilistiche anche avulse da un organico disegno funzionale ed, in non pochi casi, addirittura pericolose. Perché non è, di certo, la sola struttura muraria ad assicurare assistenza e cure adeguate. 


on. Ferreri Vanessa (gruppo Movimento 5 Stelle)
Mi piace ricordare un mio intervento, in questa stessa rubrica, del dicembre dell’anno scorso. E’ passato un anno e l’incapacità di questo governo, anche, per quanto riguarda il riordino della rete ospedaliera è quanto mai evidente.
Appena all’indomani della sua definizione dichiaravo: “Nella fase che ha preceduto questa approvazione si è parlato, prevalentemente, di tagli. Salvo poi  - all’ultimo momento-  ricorrere ai soliti metodi della politichetta di quartiere: accontentare tutti, mantenendo in vita anche strutture non sicure e tergiversare senza un segnale politico serio di indirizzo. Questo ha fatto sì che, ad esempio, a livello regionale, degli annunciati nove ospedali cosiddetti di comunità non ne è rimasto più traccia e si è rimandato a nuova determinazione, galleggiando fino al 2017, per non passare dalla parte dei “cattivi” che ‘chiudono gli ospedali’. Ma è serio e responsabile tutto questo? è, forse, la risposta giusta da dare ai cittadini siciliani? Ed ancora. Non c’è dubbio che l’emigrazione in altre Regioni volta a trovare adeguate condizioni di assistenza resta ancora significativa ed assorbe un consistente numero di risorse. Che, però, non può essere finanziata con il taglio di posti letto e, così, andando ad aggravare proprio quella insufficiente risposta sanitaria che sta alla base dell’emigrazione. Queste perplessità sono state silenziate da roboanti proclami che l’approvazione da parte della Commissione avrebbe permesso lo sbocco dei concorsi. Addirittura entro il 31 dicembre 2014.
Noi, purtroppo, la pensavamo diversamente. Non che i concorsi non dovessero essere sbloccati ma che, senza prima sciogliere certi nodi ed avere un quadro chiaro di cosa e dove mettere a concorso, queste erano soltanto parole vuote, finalizzate a distogliere l’attenzione sulle questioni rinviate. Il 31 dicembre 2014 è ormai vicino e sarei ben felice di ammettere che avevamo torto.”
Purtroppo …abbiamo avuto ragione. E’ passato il 31 dicembre 2014 ed il 31 dicembre del 2015 è ormai prossimo ma non è successo un bel niente. Anzi, purtroppo, nell’inerzia, tante situazioni si sono ulteriormente incancrenite.
E’ quanto mai avvilente di fronte all’urgenza ed alla gravità di tali problemi vedere la farsa di questi ultimi mesi; registrare, anziché un serio e responsabile impegno per affrontare e risolvere le questioni, un cinico balletto per l’accaparramento di una poltrona (ma, anche, di un piccolo strapuntino). Per mesi e mesi questo è stato il pensiero prevalente, anzi esclusivo di quanti hanno (o dovrebbero avere) responsabilità di governo. Uno spettacolo penoso che ha confermato la caratura di certi politici; non ultimi, certamente, quanti, appena qualche settimana addietro, si erano sentiti di dover esprimere precise accuse contro il deleterio immobilismo dell’esecutivo.
In tutti i campi, non solo, quindi, per la materia sanitaria. Ma sento di dover tornare in questo campo perché l’entrata in vigore, dal 25 novembre 2015, degli effetti della legge 161/2014 determinerà, di sicuro, situazioni ancor più insostenibili e, forse, in non pochi casi, di vero e sostanziale dramma.
Il divieto ad approfittare oltre misura della disponibilità dei medici (con prestazioni fuori turno e senza le previste e necessarie pause di recupero psico-fisico) non è più possibile per la sicurezza dei pazienti ed i rischi ai quali sono stati esposti i medici per forme di “precettazioni” imposte da stati di necessità …tutt’altro che episodici e che sono diventati sempre più ricorrenti per il blocco del turnover e dei concorsi.
Una situazione di assoluta emergenza della quale persino il nostro ceto politico non potrà non tenerne conto.
D’accordo ( !?! ) abbassare ulteriormente gli standard (peraltro già molto bassi) sanitari della Regione (come si sta facendo da diversi anni), ma sprofondare oltre una certa soglia non appare proprio possibile. O non c’è da stupirsi proprio di nulla con questi politicanti ?

on. Fiorenza Cataldo (gruppo Partito dei Siciliani –MPA)
La situazione degli ospedali, già pesante, è destinata a peggiorare ed in qualche situazione, purtroppo, è a serio rischio di collasso. Non sono, queste, prospettive catastrofistiche ma inevitabili conseguenze dell’entrata in vigore degli effetti della legge nazionale del 30 ottobre 2014 n. 161 emanata in ossequio ad una doppia contestazione della Corte di Giustizia dell’Unione Europea.
Una vicenda che si trascina da tempo, tamponata con “furbate” del Governo Italiano rispetto alle quali, dopo l’ennesima contestazione d’infrazione, non è stato più possibile derogare e legiferare, appunto con la 161 del 2014, nel senso di affermare il diritto dei medici al tempo massimo di lavoro settimanale di 48 ore, alla non obbligatorietà dei turni di straordinario ed al riposo minimo garantito di 11 ore continuative.
La norma, i cui effetti entrano in vigore dal 25 novembre 2015, prevede espressamente:
•    Obblighi per le Direzioni delle aziende sanitarie, che dovranno immediatamente ed obbligatoriamente modificare l’organizzazione del lavoro di ciascun reparto e/o servizio al fine di ottemperare alle disposizioni di Legge.
•    Conseguenze di natura economica per il mancato rispetto.
In buona sostanza, stante il blocco dei concorsi e dello stesso turn-over che hanno progressivamente depauperato gli organici, le Aziende sono state costrette   -appunto perché con sempre meno medici-   o a ridurre le prestazioni o, dove non era proprio possibile, imporre prestazioni aggiuntive, peraltro discutibili e, comunque, pericolose per gli stessi pazienti perché erogate da medici stressati da turni non sopportabili.
Ora questa scappatoia non è più praticabile mentre va crescendo, mese dopo mese, sia l’età dei medici “superstiti” sia il numero delle vacanze per il collocamento in pensione di professionisti che non sono entrati in ospedale giovanissimi.
Tranne a richiedere ai manager capacità miracolistiche, perdurare in rinvii e lungaggini è solo da irresponsabili incoscienti. Ma i manager possono fare qualcosa ?
Possono agire a loro tutela, sia dal punto di vista penale (riflettano sulle conseguenze di certe scoperture) sia dal punto di vista burocratico. Ciò in quanto l’Assessore alla Salute si è impegnato a bocciare i direttori generali che non avessero avviato le procedure concorsuali entro il termine perentorio del 30 novembre 2015. Tranne, quindi, coloro che hanno ricevuto richieste di chiarimenti da parte degli uffici dell’assessorato entro un mese dal ricevimento dell’atto aziendale e della pianta organica, tutti gli altri possono, oggi, ritenerli approvati e, quindi, procedere senza indugio all’indizione dei concorsi.
La copertura economica ? Non scherziamo sulla pelle dei siciliani, soprattutto se si è saputo rispettare il Piano di Rientro, esistono  -come ha dichiarato lo stesso assessore-  economie di bilancio e, soprattutto, se si finisce con il non più tollerare l’ingiustificato aggravio che vede il cofinanziamento statale alla spesa sanitaria siciliana al 51% contro il 59% delle altre regioni: una ‘penalizzazione’ che va avanti da otto anni e che determina per la Sicilia un aggravio di oltre 400 ml euro l'anno.
La “ricetta” della Corte dei Conti ?
Volendo ragionare con il pallottoliere: abbassare ulteriormente qualità e quantità delle prestazioni (risultato inevitabile perdurando il blocco dei concorsi) non porta    -tra l’altro-   a far ricrescere i rimborsi per l’emigrazione passiva ?  A chi giova interrompere il virtuoso percorso che stava portando sempre più siciliani a non essere costretti ad andare negli ospedali del Nord ? e, conseguentemente, a comprimere questo pernicioso capitolo di spesa ?
La risposta è, quindi, solo politica; e deve saper contrastare quanto   -come scrivevo in questa rubrica il mese scorso-  appare un sempre meno improbabile  “gioco delle tre carte”, dove i tanti “compari” sono coloro che hanno e continuano a perseguire il disegno di far pagare “con lacrime e sangue” una condizione di privilegio che la sanità siciliana non ha mai avuto.

on. Grasso Bernardette (gruppo Grande Sud – PID Cantiere Popolare)
Più che soffermarmi sull’ennesima improvvisazione di questo Governo e sui continui bracci di ferro con il Governo nazionale, l’attenzione dovrebbe poggiarsi su come si è giunti qui. Basti ricordare come lo Stato attraverso il D.L.vo 502/92 abbia impartito le direttive perché le Regioni organizzassero il sistema sanitario regionale, paradossalmente in termini di offerta sanitaria, per quanto con costi forse oggi non più sopportabili, il vecchio impianto, ovvero le AUSL, offrivano un’assistenza capillare sul territorio. Certo quel modello a causa di gestioni scellerate ha prodotto un debito sanitario notevole che attraverso il Piano di Rientro sottoscritto nel 2007 oggi si è colmato. Ma la vera chiave di svolta dell’impoverimento dell’offerta sanitaria arriva con la l.r. 5/09, o per meglio dire con gli atti che ne sono seguiti. Oggi non facciamo altro che assistere a quelle che erano facili previsioni già segnatamente ipotizzate. La carenza di un effettivo sistema integrato sanitario, prescrizione normativa contenuta nel D.L.vo 502/92, ci ha condotto sin qui, infatti un sistema che mette il paziente al centro dl cerchio è l’unica ragione per cui può esistere ancora il servizio sanitario nazionale e dunque regionale.
Vorrei ricordare come la maggior parte degli atti che hanno introdotto il nuovo sistema sanitario siano stati regolarmente sconfessati dai Tribunali siano essi amministrativi e/o civili, ciò a dimostrazione che la politica dei tagli lineari che inseguono le direttive ministeriali non è corretta sino in fondo. Infatti solo un sistema prima imperniato  sull’efficientamento dell’offerta sanitaria può accogliere le proposte avanzate dal Governo regionale senza incappare nelle consuete “tirate d’orecchie”.
Tutto ciò ovviamente passa da una ridefinizione dei rapporti Stato- Regione ed in particolare sulla compartecipazione finanziaria della spesa  sanitaria, ricordando che ancora oggi paghiamo il 7% in più del dovuto, sottraendo dunque risorse agli investimenti nel settore. Ed è questo un passaggio fondamentale perché rappresenta uno snodo possibile sul quale un governo responsabile, accorto e capace potrebbe trovare la giusta chiave d’uscita ad una situazione che ha determinato il blocco dei concorsi ed una insopportabile restrizione nell’erogazione dei servizi. Destinata a far sentire sempre più ogni giorno che passa ulteriori disagi e carenze per questioni di cassa. Peraltro “truccata” perché la Regione Siciliana riceve da molto tempo somme significativamente minori rispetto alle altre regioni.
Al danno, quindi, di sempre minori servizi (sia dal punto di vista qualitativo che quantitativo) si somma la beffa di vedersi imporre restrizioni finanziarie senza le quali il quadro dell’offerta sanitaria potrebbe essere, ovviamente, ben diverso.
Non è giusto invocare il mantenimento di privilegi, ma è sacrosanto pretendere esattamente quanto possono disporre le altre regioni, alcune delle quali non hanno avuto neppure la capacità di rispettare gli impegni derivanti dal Piano di Rientro, come, invece, ha saputo fare la Sicilia.
Resta implicito che il sistema che dobbiamo mettere in campo è quello della medicina territoriale attraverso una rete che coinvolga quanto il pubblico  quanto il privato in un’unica regia. E’ ovvio che senza un’intelligente visione d’insieme, la riqualificazione dell’offerta sanitaria resta una chimera; ma è altrettanto vero che con uno scellerato blocco generalizzato dei concorsi che dura da più di cinque anni e senza neppure la disponibilità assicurata dal Governo Centrale alle altre Regioni è ingannevole prospettare -anche solo-  un graduale ulteriore peggioramento dell’offerta sanitaria. Già tante situazioni sono al collasso e moltissime, da tempo, sono in una condizione che non lascia intravedere una possibilità di normalizzazione.


on. Lo Giudice Salvatore (gruppo Patto dei Democratici per le riforme – Sicilia Futura)
Ulteriore crescente pregiudizio per le carenze ed i ritardi che si sono accumulati.
Io partirei dalle cause che hanno determinato l’effetto rallentamento.
Il piano di rimodulazione della rete ospedaliera siciliana è stato certamente travagliato, ha dovuto tenere conto della complessa situazione dell’isola. Nelle intenzioni, mirava ad ottimizzare la distribuzione dei posti letto,  la ratio di altri interventi, previsti nel documento,  come la chiusura e l'accorpamento di aziende ospedaliere e unità operative e complesse , era quella di compenetrare l’esigenza di non penalizzare il  servizio sanitario con quella di fare quadrare i conti. Su tale provvedimento, certamente perfettibile, si è abbattuta la scure del  Ministero della Salute e di  quello dell’Economia che, pur riconoscendo le novità apportate dal piano di riorganizzazione, lo hanno ritenuto inadeguato ai dettami del regolamento Balduzzi, peraltro emanato successivamente. C’è una dicotomia tra la logica della normativa nazionale che tiene conto solo di parametri, certamente efficace per la spending review ma che, probabilmente, non tiene conto delle peculiarità, ad esempio orografiche, della Sicilia. Tralasciando questo aspetto è pressoché impossibile garantire una offerta ospedaliera adeguata.
Si pensi ai punti nascita. La legge nazionale impone la chiusura di quelli che non raggiungono mille parti annui (cinquecento in regime di deroga temporanea in Sicilia), in teoria per garantire la sicurezza delle puerpere.
Molti reparti condannati alla chiusura insistono in luoghi strategici, isolati, anche in considerazione della carente situazione infrastrutturale e viaria. Chiuderli significherebbe per le partorienti, nelle migliori delle ipotesi e viabilità permettendo, ritrovarsi a partorire in un ospedale che dista diverse decine, in qualche caso un centinaio,  di chilometri dal luogo in cui vivono, affrontando  un viaggio di ore. Non credo che questa sia sicurezza per le donne gravide ma disagio e, paradossalmente,  pericolo.
I tagli lineari, a mio avviso, non solo non risolvono il problema ma lo amplificano.
Ridurre drasticamente quantità e qualità dell’offerta sanitaria significa curare meno e peggio, con la conseguenza che ci si ammalerebbe di più e si ricorrerebbe in misura maggiore agli ospedali con aggravio dei costi. Più malati cronici determinerebbero la cosiddetta sindrome di Sisifo
Una soluzione indolore non esiste, solo un criterio pragmatico:
Per risparmiare occorre investire. Investire nella prevenzione, nell’e-health, nella sanità elettronica che consentono di abbassare il tasso di ospedalizzazione e conseguentemente le spese.
E qui subentra il ruolo dei politici che devono dare impulso e indirizzo alla politica sanitaria.
Per quel che mi riguarda ho presentato un’interrogazione affinchè la sanità siciliana investa sulla chirurgia robotica ed eviti di sostenere costi altissimi per consentire la mobilità passiva dei malati che si recano in altre regioni per fruire di tale tecnologia medica.
Investire nella ricerca. A tal proposito lo scorso 30 settembre l'Ars ha approvato un mio disegno di legge che prevede l'istituzione in Sicilia delle Biobanche: strutture destinate a raccogliere, lavorare, conservare e distribuire materiale biologico umano  per la ricerca.



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