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Verso la nuova rete ospedaliera (tredicesima puntata)
dI Santo Gulisano

Ad inizio dicembre le Commissioni Parlamentari dell’Assemblea Regionale Siciliana si sono rideterminate nelle loro composizioni, come da previsione normativa a metà legislatura. Quindi, anche la VI Commissione – Servizi Sociali e Sanitaria risulta, ora, composta diversamente, restando, ovviamente, sempre 15 gli onorevoli che ne fanno parte.
In questa tredicesima puntata della rubrica sono stati raccolti gli orientamenti di 3 new-entry, l’on. Bandiera, l’on. Cappello e l’on. Giuffrida, e di tre onorevoli che già ne facevano parte, l’on. Alloro, l’on. Fontana e l’on. Ioppolo; tutti  -sia pur con toni e giudizi diversi-  preoccupati per l’ulteriore rinvio della fase propedeutica all’avvio dei concorsi, aggravato dalle conseguenze degli effetti della legge 161.
Questa rubrica continuerà a seguire le evoluzioni del processo attraverso le valutazioni riconducibili, certamente, agli attuali 15 componenti la VI Commissione ma, anche, agli onorevoli che ora sono stati chiamati ad occuparsi dei lavori di altre Commissioni, perché le conoscenze specifiche acquisite in questi tre anni saranno, di sicuro, quanto mai utili per avere più articolati elementi di riflessione e, quindi, di giudizio..

on. Alloro Mario (gruppo Partito Democratico)
“Lo sblocco dei trasferimenti relativi alle funzioni assistenziali, in favore dell’Oasi di Troina rappresentano non solo una fondamentale boccata d’ossigeno per questa importante struttura sanitaria, consentendo di guardare al futuro con la necessaria serenità, ma anche un concreto sostegno alle famiglie dei disabili assistiti, che solo qualche giorno addietro sono state sentite in audizione in VI Commissione all’ARS (…) Sono soddisfatto per questo importante passo mosso in direzione della risoluzione della grave crisi finanziaria che da tempo attanaglia l’Oasi di Troina, risultato per il quale mi sono impegnato sin dal 2013 e che giunge finalmente ad una positiva grazie anche agli assessori regionali alla Salute, Baldo Gucciardi ed alla famiglia, Gianluca Micciché  che hanno lavorato con disponibilità alla risoluzione del problema.”.
Ma se non si può non esprimere che soddisfazione per l’esito di questa delicata vicenda, altrettanto non si può dire per il processo di costruzione della rete ospedaliera.
Al riguardo bisogna essere onesti e chiari: il termine “perentorio” del 30 novembre già indicato dall’assessore Gucciardi per l’avvio dei concorsi non è stato rispettato, come, invece, avrebbe dovuto essere.
Una seria e responsabile riflessione, pertanto, s’impone.
Sarebbe dannoso   -anche perché poco credibile-   ricorrere a fuorvianti spiegazioni o tentare di arrampicarsi sugli specchi: le fibrillazione che hanno appesantito e, in non pochi casi, rallentato l’azione governativa nelle ultime settimane di novembre non lo hanno consentito.
Questo, però, non può arrivare affatto a significare che la crisi politica che ha investito i vertici della Regione Siciliana ha bloccato le attività che, nella loro autonomia, dovevano essere espletate dagli Uffici dell’Assessorato alla Salute e dalle Direzioni Generali delle Aziende Sanitarie ed Ospedaliere. Resta fuori discussione il fatto che le prerogative della Funzione Amministrativa non possono essere mortificate o aspettare input, se non addirittura diktat, di certa Politica. Come la circostanza che questa esaurisce il suo preciso e specifico compito nel fissare le linee generali di indirizzo mentre compete alla Burocrazia  -ed a lei sola-  trasferire sul terreno concreto quelle insuperabili indicazioni.
In pratica, quindi, dopo gli intendimenti espressi dalla VI Commissione con l’approvazione dell’impianto della nuova rete ospedaliera, gli Uffici delle Aziende e dell’Assessorato avrebbero potuto mettere nero su bianco e, quindi, come annunciato dall’assessore Gucciardi, riuscire, entro il 30 novembre, ad avviare le procedure concorsuali per le gravi carenze presenti.
Come mai, allora, si è registrato questo ennesimo rinvio ? Poteva essere evitato ?
La materia è certamente complessa e non può non esser vista che tenendo nel debito conto limitazioni e vincoli dai quali non si può prescindere e che sarebbe stolto e, soprattutto, inconcludente non considerare.
In questo contesto, armonizzare i contenuti delle singole piante organiche di tutte le Aziende del territorio all’interno di quell’unica cornice di cui deve tener conto l’Assessorato non è risultato affatto semplice e si sono appalesati “nodi” politici che, in quanto tali, non potevano essere sciolti dai soli funzionari.
L’incertezza del quadro politico non ha favorito la loro risoluzione e, pertanto, il 30 novembre è passato senza produrre gli effetti annunciati. Questo ulteriore (ma giustificabile) rinvio, però, impegna a procedere con decisa speditezza e, soprattutto, che l’ulteriore data, indicata dall’assessore Gucciardi nel mese di gennaio, non può e non deve essere mortificata. (15.12.2015)


 
on. Bandiera Edgardo (gruppo Forza Italia)

Plaudo a questa iniziativa che permette, ogni mese, di rappresentare e partecipare i diversi punti di vista che riguardano la costruzione della nuova rete ospedaliera in Sicilia.
Come nuovo componente della VI Commissione Servizi Sociali e Sanitari mi inserisco, pertanto, ben volentieri in questo confronto che permette ai cittadini di avere elementi utili per farsi una loro opinione.
In questo mio primo contributo, due indicazioni mi piace sottoporre alla valutazione dei lettori: la sottovaluta questione degli effetti della legge 161 e l’ennesimo proclama disatteso.
Andiamo con ordine. Pongo con forza e per prima la questione degli effetti della legge 161 perché non ha senso parlare di “futura” rete ospedaliera quando oggi  -e non da oggi-  riscontriamo situazioni di paralisi e, quindi, di oggettivo pericolo negli ospedali per mancanza di medici e personale sanitario in genere. Gli addetti ai lavori sanno bene che le ridondanze di personale (…se c’erano) sono state ampiamente assorbite da un blocco dei concorsi che dura da più di cinque anni (…e, considerata l’età media dei medici e paramedici, solo gli sprovveduti non sanno cosa ha significato).
Al netto dei ridimensionamenti imposti dalla Balduzzi, non si può negare che già in molte realtà la mancanza di personale (per il tanto personale andato in pensione in tutto questo lungo arco di tempo e non sostituito) ha comportato la contrazioni di prestazioni e/o il ricorso al non rispetto dell’orario massimo settimanale dei medici, a straordinari e al non rispetto del riposto tra i turni di almeno 11 ore. Con conseguenze per tutto il personale sanitario costretto a lavorare sotto consequenziale stress e, soprattutto, per i pazienti ai quali venivano erogate le prestazioni in tali condizioni.
L’anno scorso la legge 161 ha adeguato l’ordinamento in conseguenza di ben due contestazioni d’infrazione da parte della Corte Europea e, ragionevolmente, ha dato un anno di tempo alle strutture ospedaliere di adeguarsi per prevenirne le ovvie conseguenze. In Sicilia, irragionevolmente, non se ne è fatto niente e si è continuato a chiudere gli occhi e ad ignorare le ulteriori carenze che, naturalmente ed inevitabilmente, sono state prodotte con i collocamenti in pensione di questo periodo.
In verità che non si sia fatto nulla non è esatto.
I proclami ed i termini di ulteriori scadenze “perentorie” per l’avvio dei concorsi sono stati puntualmente strombazzati ed altrettanto puntualmente non onorati.
La scusa per il rinvio dell’ennesima scadenza, già fissata per il 30 novembre ed indicata nella recente crisi di governo, sarebbe stato meglio evitarla.
Confronti serrati tra Direzioni Generali e Assessorato avevano preceduto la scrittura degli atti aziendali e delle conseguenti piante organiche; e, pertanto, il non rispetto  delle fasi d’avvio delle procedure concorsuali, è l’ennesima riprova  dell’effettiva qualità (ovviamente in senso negativo) della classe politica che governa la Regione.
L’Assessore ha fissato un’altra scadenza, speriamo che questa non sia “perentoria” come  quella del 30 novembre.
In materia di personale: la forza politica che rappresento sostiene che preliminarmente vada data stabilizzazione a tutto il personale medico e paramedico precario. Ciò, senza ulteriori costi alla spesa, perché parliamo di personale già retribuito, consentirebbe da un lato un primo passo in materia di assunzioni, dall’altro garantirebbe una giusta serenità al personale che in atto opera, nel rispetto della dignità di ogni lavoratore.
Ringrazio per questa ospitalità e mi farà piacere, al prossimo mio intervento in questa rubrica, registrare come stanno procedendo i lavori delle varie Direzioni Generali e, in particolare, di quella di Siracusa, che, in questa sede, non tratto perché è più urgente oggi incalzare l’Assessorato affinchè sia in grado di metter fine a questa insostenibile e pericolosa condizione comune a tutte le Aziende della Regione. (16.12.2015)


 
on. Cappello Francesco (gruppo Movimento 5 Stelle)

Piante organiche, concorsi ed atti aziendali delle Aziende Sanitarie Provinciali ed Ospedaliere restano ancora in alto mare.
Il termine del 30 novembre indicato come perentorio  dall’assessore alla salute on. Baldassare Gucciardi per l’avvio degli atti propedeutici all’avvio dei concorsi è saltato perché, ancora, restano in discussione e, quindi, da definire gli atti aziendali e, conseguentemente, le piante organiche. Individuate le quali potranno partire i processi di stabilizzazione degli attuali precari e gli iter dei’esaurimento dei processi di mobilità. Per le eventuali carenze residuali, si potranno avviare le procedure concorsuali.
Abbiamo davanti, quindi, un percorso ancora lungo ed accidentato che  -quando sarà percorso fino in fondo-  rivelerà quanto illusoria sia stata la quantificazione dei nuovi (ed effettivi) posti da mettere in concorso.
In tale contesto, anziché affrontare i veri problemi e decidere come risolverli, i partiti e le fazioni impiegano il loro tempo a litigare con il solo scopo di mantenere le poltrone e, possibilmente, di accaparrarsene di più ambite. Non c’è stato, quindi, né tempo né volontà di guardare alle vere istanze dei cittadini e così, fin qui, si è tirato a campare, lasciando incancrenire i problemi e peggiorando la situazione. In tutti i campi, compresa, quindi, la sanità. Così si leggono e si spiegano i rinvii che non hanno permesso di definire gli atti aziendali, le piante organiche e, di conseguenza, lo sblocco dei concorsi per i posti effettivamente necessari.
Se, a distanza di anni, parliamo ancora di avvio delle procedure per la riorganizzazione e la riqualificazione della rete ospedaliera siciliana è, appunto, perché quelli prima ricordati sono stati i dati espressi dai precedenti tre Governi Crocetta.
Quale sarà il nuovo corso di questo governo rinnovato per la quarta volta? Ad oggi, né utenti della sanità pubblica né pazienti né dipendenti hanno visto nulla, anche il termine dato come perentorio dal riconfermato assessore Gucciardi è saltato.
Mentre non riesce a sciogliere i “nodi” veri e darsi una prospettiva di largo respiro, in grado di avviare un percorso in cui la sanità sia messa nella condizione di erogare le dovute prestazioni, il governo assiste passivamente agli atti d'imperio dei direttori generali assolutamente indifferenti alle richieste provenienti dai territori continuamente in fermento e alla ricerca di risposte dalla politica che arranca. Almeno quella posta in essere dai partiti a cui è tanto caro l'equilibrismo. 
Occorre correggere il tiro di un'azione di governo nella sanità del tutto inconsistente e mettere mano ad una migliore redistribuzione dei servizi nei territori.
E questo non può non implicare che un ripensamento dell’intero sistema, con la conseguenza che la legge 9 va senz'altro sottoposta a verifica. Subito, senza rinvii, entro il termine di questa legislatura.
Ormai la situazione, sempre più pesante in tante realtà, diventa ogni giorno che passa insostenibile ed appalesa sempre crescenti condizioni di pericoloso collasso.
Destinate, inevitabilmente, ad aggravarsi per gli effetti della legge 161 del 2014 che restringe la disponibilità dei sanitari in quanto, ribadendo  il diritto dei medici al tempo massimo di lavoro settimanale di 48 ore, sancisce la non obbligatorietà dei turni di straordinario ed impone il rispetto al riposo minimo garantito di 11 ore continuative. Un provvedimento che non cade a ciel sereno ma che si trascina da tempo e che, addirittura da un anno, poteva e doveva essere affrontato. La politica dia le risposte che deve oppure lasci la guida di questo governo perché la salute è una cosa seria e come tale va trattata. (14.12.2015)


on. Fontana Vincenzo (gruppo Nuovo Centro Destra)
L’on. Beatrice Lorenzin, ministro della salute, in occasione della protesta indetta dai sindacati dei medici, ha avuto espressioni rassicuranti in ordine alla questione posta e relativa alle carenze di personale in seguito all’entrata in vigore degli effetti della legge 161/2014.
Non essendo più praticabile il ricorso al superamento delle ore settimanali di lavoro dei medici, allo straordinario ed al non rispetto della pausa di 11 ore tra un turno ed un altro, consequenziale   -se non coperta da corrispondenti assunzioni-   la riduzione delle prestazioni. Le modalità per tale reclutamento proposte dal Governo non sono sembrate adeguate e da qui la protesta del 16 dicembre, alla quale il Ministro Lorenzin ha risposto '…'Abbiamo cambiato il sistema alla base delle assunzioni, non più legate alla legge sulla responsabilità dei medici e cioè alla riduzione della medicina difensiva. I fondi arriveranno invece dai risparmi generati da altri provvedimenti entrati in stabilità: su appropriatezza, centrali uniche di acquisto, piani di rientro delle Asl in deficit''. Risparmi che sono in capo alle Regioni: ''Penso - ha detto il ministro - che le regioni non avranno problemi a recuperare i 300 milioni necessari, perchè abbiamo permesso gli strumenti per le assunzioni previste. È una scommessa che le Regioni possono assolutamente vincere".
Superata quindi, grazie all’impegno del ministro Lorenzin, questa insidia che avrebbe avuto ripercussioni particolarmente gravi in Sicilia, è possibile proseguire nel cammino di riqualificazione e rifunzionalizzazione della rete ospedaliera della Regione.
Risultano già in fase avanzata i riscontri che gli Uffici dell’Assessorato stanno eseguendo sugli atti aziendali e le conseguenti piante organiche e, pertanto, appaiono come ormai prossimi gli adempimenti utili a superare penalizzazioni e incertezze degli ultimi tempi. Si può e si deve fare presto e bene. Senza la tentazione di percorrere scorciatoie che potrebbero danneggiare il processo riformatore ma, allo stesso tempo, avviare a risoluzioni quanto, comunque, rientra nel progetto di ridefinizione della nuova rete ospedaliera.
Per essere chiari: in questi anni del blocco del turnover sono state concesse (e non poteva essere diversamente) deroghe con contrattualizzazioni precarie per assicurare prestazioni che, comunque, non potevano e non dovevano essere soppresse. Tali situazioni, che avevano, quindi, trovato l’assoluta convergenza delle Aziende interessate e dell’Assessorato, sono state previste negli atti in esame e, nel riscontro in corso, non costituiscono materia in discussione. Pur tuttavia restano compromesse in attesa dell’approvazione dell’intero atto aziendale che, però, presenta, per altri aspetti, previsioni con valutazioni ostative.
Il mancato rispetto della scadenza indicata dall’assessore Gucciardi nel 30 novembre non è dovuta a incapacità ad onorare impegni presi ma alla difficoltà di appianare divergenze obiettive (e con motivazioni più che legittime).
Se si persiste nel voler una preventiva quadratura del cerchio viene messo a rischio anche lo spostamento a gennaio indicato, poi, dallo stesso assessore.
Se esistono, come esistono, posizioni precarie, più volte rinnovate (…altro che periodo di prova) non è dannoso per il sistema procrastinarne la normalizzazione ? Peraltro a costo zero perché la spesa del contratto è già sostenuta dal SSR.
E’ quindi possibile uscire dalla palude. Superare incertezze ed avviare processi di normalizzazione: sempre auspicabili, fondamentali in sanità. Per tutte le posizioni previste negli atti aziendali si può superare, da subito, la condizione di precariato. Di tutte le forme di precariato. La più conosciuta è quella del contratto a tempo determinato. Ma il blocco di questi anni e l’urgente necessità di tamponare con “pezze” hanno prodotto contrattualizzazioni di varia natura in cui, comunque, l’Assessorato ha previsto la relativa spesa. A fronte della quale ha richiesto l’emanazione di un bando e l’effettuazione di una selezione.
C’è materia, quindi, per mettere in campo soluzioni che superano, presto e bene, la situazione attuale e avviano la concretizzazione di un disegno che, per troppo tempo, è stato rinviato. (18.12.2015)



on. Giuffrida Salvatore (gruppo Sicilia Democratica)
L’ulterior e rinvio per l’avvio delle procedure concorsuali non giova né alla Sanità né alla Politica.
La situazione di precarietà ed, in qualche caso, di vera emergenza in cui si trovano tanti reparti ospedalieri avrebbero consigliato di definire almeno le situazioni rispetto alle quali Direzioni Generali ed Assessorato non hanno insuperabili divergenze. Sarebbe servito alla Sanità (sia pur nei ristretti ambiti che potevano essere interessati) sia alla Politica (che, con questo ennesimo rinvio, registra un ulteriore deficit di credibilità).
Certo non è la fine del mondo se le procedure concorsuali, anziché essere indette entro il 30 novembre slittano  -come ha tenuto a rassicurare l’Assessore Gucciardi-   a gennaio. Due mesi, in fondo, specie per processi complessi qual’ è la rivisitazione di una rete ospedaliera di una regione che ha le peculiarità (e le conseguenti difficoltà) della Sicilia non sono niente. Solo che questo novembre del 2015 è stato preceduto dal novembre del 2014 allorquando, all’indomani del voto al piano ospedaliero espresso dalla VI Commissione in troppi hanno annunciato che   -finalmente, e dopo un tempo durato troppo a lungo-  i concorsi della sanità potevano essere sboccati. E’ quindi poco corretto riferirsi al novembre 2015 come scadenza non rispettata, quando già nel novembre del 2014 la situazione era già pesante sia dal punto di vista sanitario (per le carenze già esistenti a quella data) sia dal punto di vista politico (per le insopportabili lungaggini che erano state registrate ancor prima).
Ed ancora: il mancato rispetto del 30 novembre 2015 non giova né alla Sanità né alla Politica per un altro grave motivo: perché cade dopo il 25 novembre 2015.
Un saggio e responsabile governo della sanità avrebbe dovuto tenere nel debito conto dell’entrata in vigore, appunto dal 25 novembre 2015, degli effetti della legge del 30 ottobre 2014 n. 161. Dopo due circostanziate condanne della Comunità Europea che imponevano il rispetto dell’orario lavorativo massimo dei medici di 48 ore settimanali e che esprimevano censure per il ricorso “ordinario” al lavoro straordinario e alla non sempre garantita interruzione di 11 ore da un turno all’altro, c’era un altro anno di tempo per correre ai ripari ed arginare falle che, nel frattempo, si sono fatte ancora più pericolose per il collocamento in pensione di ulteriore personale. Invece situazioni già pesanti si sono ulteriormente aggravate e di nuove se ne sono create, recando grave danno sia alla Sanità sia alla Politica, che non doveva restare, colpevolmente, inerme.
Costruisce, però, poco recriminare su quanto si doveva ma non si è fatto.
Tanto è stato ricordato solo per evitare che si continui sulla stessa strada. Che al rinvio di due mesi, da novembre 2015 a gennaio 2016, ne possa seguire uno ulteriore, ancorchè di soli pochi mesi. Si è assistito a troppi rinvii ed altri danneggerebbero, ovviamente, la Sanità ma, soprattutto, la credibilità della Politica.
Sul rispetto della nuova scadenza a gennaio, bisogna esser chiari. Se è vero come è vero che la sanità presenta carenze, a queste si deve metter mano. Quindi ci devono essere effettivi “nuovi” operatori.
Stabilizzare quanti da anni sono nel precariato è prioritario; fuor di dubbio che bisogna dare serenità a questi medici sia per il rispetto che a loro si deve sia perché dalla normalizzazione dei rapporti ne consegue una benefica ricaduta sui pazienti. Ma le carenze “sostanziali” non si coprono con la regolarizzazione delle posizioni precarie. Le mancate prestazioni (quelle, cioè,  non assicurate neppure dai medici precari) si coprono solo con ulteriori operatori e, quindi, con lo sblocco dei concorsi.
Su questo non si può e non si deve equivocare. Altrimenti si penalizzano la Sanità (perché le carenze restano, anzi, con il tempo si aggravano) e la Politica (che, a quel punto, darebbe prova di aver giocato su queste cose). (18.12.2015)

on. Ioppolo Giovanni (gruppo Lista Musumeci)
L’intervento di questa tornata non può non fare riferimento che alle risultanze del convegno “Check-up alla sanità catanese”, che, organizzato dal movimento civico #DiventeràBellissima, si è svolto lo scorso sabato 12 dicembre nel salone del Palazzo dell’ex E.S.A.
Due partecipate sessioni di lavoro che per l’autorevolezza degli intervenuti e l’attualità dei temi trattati hanno dato l’occasione di ragionare, costruttivamente, sullo stato dell’arte e indicare utili percorsi per il futuro della sanità.
Importanti le indicazioni emerse nel corso della sessione pomeridiana che, peraltro, si è articolata in puntuali e specifici momenti sia di dibattito che di approfondimento con interventi programmati. Ne hanno preso parte il Presidente della VI Commissione, on. Giuseppe Digiacomo; il Presidente della Scuola "Facoltà di Medicina" , prof. Francesco Basile; ed esponenti degli Ordini, delle Professioni Sanitarie e delle maggiori organizzazioni che operano nel comparto.
Ma in questa sede  -nel rispetto del tema della rubrica-  un cenno di approfondimento preferisco farlo ai lavori della mattinata che dopo la mia introduzione, in qualità di promotore dell’incontro, ha visto intervenire i direttori generali Paolo Cantaro, Giuseppe Giammanco, Angelo Pellicanò e Giorgio Santonocito, i rappresentanti delle principali sigle sindacali, il presidente della commissione Antimafia e leader di #DiventeràBellissima, on. Nello Musumeci, e l’assessore regionale alla Salute, on. Baldo Gucciardi.
Il tema della costruzione della nuova rete ospedaliera è stato affrontato più volte.
Già nella mia introduzione avevo sottolineato la necessità di avviare una seria programmazione per la provincia di Catania, che sarà certamente legata per un verso all’imminente apertura dell’Ospedale San Marco e, per altro, verso al riordino delle strutture su tutti i Comuni del territorio etneo.
Nel suo intervento l’on. Nello Musumeci ha, tra l’altro, fatto rilevare: “…Per troppo tempo la sanità è stata il termometro del potere politico e mentre ciò accadeva i siciliani andavano a farsi curare altrove. Sono stati fatti passi importanti nel recente passato: non era facile confrontarsi con un settore in deficit economico. Di questo dobbiamo essere orgogliosi, ma non basta: noi vogliamo liberare i medici e i manager dal condizionamento della politica. È un obiettivo che ci siamo dati per l’oggi, ma soprattutto per il domani…”».
Diverse le problematiche sollevate dai rappresentanti dei medici, condivise le preoccupazioni per gli effetti della legge 161.
Un settore già all’osso per il blocco di concorsi e turn over si trova ora ad affrontare conseguenze prevedibili da tempo: la vertenza relativa al diritto dei medici al tempo massimo di lavoro settimanale di 48 ore, alla non obbligatorietà dei turni di straordinario ed al rispetto al riposo minimo garantito di 11 ore continuative si trascinava da tempo; ha dato luogo, in anni passati, ad una prima contestazione della Corte Europea elusa dal Governo italiano che ha subito una seconda contestazione rispetto alla quale non poteva non adeguarsi e che ha dato origine alla legge 161 del 2014. Questa dava un anno di tempo ai vertici ospedalieri di adottare provvedimenti utili ad assorbirne le conseguenze.
In Sicilia non solo non si è fatto nulla ma si è continuato a non vedere l’ulteriore depauperamento del personale per i naturali collocamenti in pensione, aggravando situazioni di vero e proprio allarme sociale. Rispetto alle quali gli atteggiamenti dei direttori generali risultano inadeguati e, in certi casi, addirittura irresponsabilmente paradossali.
Dal canto suo l’assessore Baldo Gucciardi, riprendendo alcune delle sollecitazioni dell’on. Nello Musumeci, ha confermato che «il governo darà giusta attenzione alle indicazioni emerse nell’incontro della commissione Antimafia con il presidente dell’Anac, Raffaele Cantone, perché sulla legalità vogliamo essere inattaccabili». L’assessore ha anche confermato «che l’iter per le nuove assunzioni procederà spedito come annunciato nei mesi scorsi».(15.12.2015)


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