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PILLOLE INFORMATIVE DELLA RETE CIVICA SALUTE

Al via il 10 febbraio

Percorso Nascita in sicurezza; buon uso del Pronto Soccorso e più efficaci alternative; dove e come trovare più vicine risposte al proprio bisogno di salute; le reti assistenziali delle malattie croniche; gli accertamenti gratuiti per la buona prevenzione; i diritti sconosciuti della continuità assistenziale senza dover bussare a più porte dello stesso Servizio Sanitario Regionale e come farsi ascoltare meglio;  le cose corrette da sapere sulle vaccinazioni; quando e perché fidarsi dei farmaci equivalenti; la bella scoperta del dono di sé al prossimo; dove e come affrancarsi dalle dipendenze patologiche; come rapportarsi meglio col proprio medico curante e gli specialisti; le giuste informazioni per ricevere in modo più semplice servizi appropriati e di qualità e come contribuire a migliorarli. Insomma come saper fare il Cittadino nei confronti del SSR.

Queste e tante altre informazioni pratiche saranno contenute nelle comunicazioni a pillole che, dal 10 febbraio in cadenza settimanale,  cominceranno a ricevere gli oltre 25.000  Cittadini Informati registrati finora nel sito www.retecivicasalute.it . In più riceveranno, secondo il territorio di residenza, informazioni particolari dalle Aziende Sanitarie di appartenenza.

Diventare Cittadini Informati è una prerogativa che può essere attribuita a tutti, basta chiederlo. E’ il primo stadio per scoprire come poter divenire un Riferimento Civico della Salute ed essere protagonista della tutela dei diritti nella Sanità pubblica, sussidiandola a funzionare con migliori risultati nell’interesse generale. Due paroline poco usate accoppiate in dialetto siciliano.

Altre due note meritano, nel mese trascorso,  la questione della deroga alla chiusura dei Punti Nascita con meno di 500 parti l’anno e l’avvio della Cabina di Dialogo nell’AOU “Policlinico - Vittorio Emanuele”.

Sulla chiusura di strutture addirittura con meno di 250 parti l’anno, palleggiata tra Ministero  e  Regione sotto la spinta di porzioni di comunità locali non completamente informate dei risvolti sulla sicurezza per mamma e bambino nella scelta di dove essere assistiti, dagli stessi media pronti poi a denunciare le morti tragiche. Proteste spalleggiate da padrinaggio politico piramidale famelico di consenso elettorale che non rispetta la realtà scientifica nella tutela della salute, salvo a scoprire gli  stessi amministratori e deputati che per sé o loro congiunti scelgono al bisogno i punti nascita più accreditati. Su questa delicata questione occorre tenere ben presente:

  • ai fini della sicurezza l’importanza dell’esperienza clinica da dover considerare;
  • va inoltre ben valutato il quadro di sostenibilità finanziaria del SSR che deve guardare soprattutto all’interesse generale nell’equità distributiva delle risorse tra i tanti bisogni dei livelli essenziali di assistenza ancora non assicurati abbastanza ai cittadini. 
La teorica messa in sicurezza di queste piccole strutture con organici completi delle discipline che intervengono nel percorso nascita (ginecologi, ostetriche, anestesisti, neonatologi,ecc.) e con apparecchiature tecnologicamente efficienti – rimanendo irrisolto il problema dell’esperienza di casistiche sviluppate sul campo perché legata al numero di nascite annue – comporta un costo, stimabile in circa 5 milioni di euro in parte di spesa corrente, da sottrarre al fondo sanitario regionale e da ripartire a ciascuna azienda sanitaria. La quale a sua volta deve contrarre parte dei propri servizi, certo non saranno stipendi poco produttivi. Quindi il contrario della razionalizzazione  ed ottimizzazione sancite con la l.5/2009  dallo stesso legislatore regionale. Sul punto vale la pena leggere il recente articolo del Coordinatore nazionale del Tribunale dei Diritti del Malato, Tonino Aceti.  Ecco il link http://www.sanita24.ilsole24ore.com/art/dal-governo/2016

Sulla   Cabina di Dialogo ( Azienda - Professionisti – Cittadini) che sta iniziando la propria attività  di analisi, monitoraggio e possibile risoluzione delle criticità segnalate dai cittadini e parimenti sull’attuazione  del Piano di miglioramento dell’Umanizzazione delle strutture di ricovero. Sono oltre 150 le azioni pianificate con atto formale, compreso cronoprogramma e monitoraggio di risultato, per affrontare e risolvere le criticità emerse dall’indagine nazionale Agenas condotta nel 2014 e che riguardano le quattro aree principali in cui è stato articolato il concetto di umanizzazione:

1. Processi assistenziali e organizzativi orientati al rispetto e alla specificità della persona;

2. Accessibilità fisica, vivibilità e comfort dei luoghi di cura;

3. Accesso alle informazioni, semplificazione e trasparenza;

4. Cura della relazione con il paziente/ cittadino.

Pieremilio Vasta


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