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I nostri bisturi non tagliano più

Clamorosa denuncia dei chirurghi italiani: “I nostri bisturi non tagliano più. Colpa delle gare orientate solo al prezzo più basso”

Questo, secondo l'Associazione dei chirurghi ospedalieri, il risultato dopo anni di acquisti di dispositivi medici basati sul prezzo più basso. E in più “criteri di valutazione spesso discutibili da parte delle commissioni regionali” che hanno determinato un livellamento verso il basso della qualità.
25 GEN - "I bisturi in Italia non tagliano più”. La clamorosa denuncia è il risultato di un’inchiesta tra i soci Acoi (Associazione Chirurghi Ospedalieri Italiani) che ha coinvolto migliaia di chirurghi in tutta Italia.
 
“Una situazione – afferma il presidente Acoi Diego Piazza - che è diventata nel corso degli anni preoccupante, nonostante il progressivo deterioramento della qualità dei dispositivi medici sia stato denunciato da tempo, a tutti i livelli, anche dalla nostra società scientifica. La continua ricerca del prezzo di mercato più basso, con criteri di valutazione spesso discutibili da parte delle commissioni regionali, ha determinato un livellamento verso il basso della qualità. Il prezzo non può e non deve essere l'unico criterio di valutazione, a scapito della qualità e della sicurezza”
 
I chirurghi ricordano come “i cittadini-pazienti hanno diritto, come peraltro stabilito dalla Carta della Qualità in Chirurgia già nel 2007, alla tecnica chirurgia più appropriata secondo gli studi di evidenza scientifica. La mediocre qualità dei bisturi utilizzati oggi ha conseguenze sia estetiche, perché il taglio perde la famosa precisione chirurgica, sia infettive, perché, aumentando il trauma cutaneo per incidere una superficie, si aumenta il rischio di contaminazione batterica della ferita. E’ evidente che, dovendo aumentare la forza per incidere una superficie, si rischia di tagliare oltre le intenzioni dell'operatore”.
 
Altro che risparmi. Il problema sono anche i costi aggiuntivi dovuti all’uso di materiale di scarsa qualità. “Quanto ai costi, possiamo affermare che si tratta di una scelta antieconomica, perché per uno stesso intervento può essere necessario utilizzare più bisturi, cosa che non si verificherebbe con un buon bisturi che, al contrario, potrebbe essere utilizzato più volte durante lo stesso intervento. Per questi motivi è indispensabile che le società scientifiche di chirurgia siano parte attiva nel processo di selezione e scelta dei dispositivi medici. Se  continuiamo  a privilegiare il prezzo a scapito della qualità, fino a fare scomparire quasi del tutto le caratteristiche minime di funzionalità del prodotto, addirittura dei dispositivi medici ad elevata tecnologia il cui malfunzionamento può avere affetti letali, che tipo di sicurezza e qualità forniamo ai nostri pazienti?”.

Fonte Quotidiano Sanità



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