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Dopo il termine “perentorio” del 30 novembre per l’avvio dei concorsi, disatteso come i successivi di gennaio e marzo, non si sono sentite, da parte dell’Assessore alla Salute, altre scadenze. Neanche da parte del Presidente della VI Commissione che ne può vantare un numero maggiore e molto più datate. Si è visto, però, che la copertura effettiva di un gran numero di posti che andranno a concorso avverrà tra più di un anno e, molti, addirittura nel secondo trimestre del 2018. …sperando che tali previsioni non siano come gli annunci dell’avvio dei concorsi.  Come mai ? Azzardiamo qualche ipotesi. 
Convince poco la più immediata e banale; l’incapacità, cioè, a governare, in modo corretto, i processi. Anche se episodi come il ricorso a decreti dell’ultimo momento per ottemperare a giudicati del TAR ...
Per l’on. Ferreri c’è, anche,  del “…servile tornacontismo degli ascari di casa nostra che non pensano affatto di mettere in campo azioni adeguate per rivendicare quanto dovuto”. Senza il furto dei 177 in Finanziaria imposto da Roma e con un allineamento della compartecipazione alla spesa sanitaria come nelle altre Regioni non si potevano  -si domanda l’on. Lombardo -  conseguire risultati diversi  ? 
Tutto, peraltro, reso più difficile da scelte discutibili e paralizzanti contenziosi, come quelli riproposti dal dott. Pata e dal dott. Spampinato. In un contesto lasciato incancrenire (nella sola Catania, come da tempo denuncia il dott. Parisi, sono ben 1965 le posizione scoperte) subire  -senza, ormai, motivo- un maggior aggravio di spesa di ben 8 punti percentuali non può che condizionare sia l’avvio dei concorsi sia questioni che, invece, potevano essere risolte da tempo. Come quelle ricordate dall’on. Giuffrida. Non è quindi gratuito ritenere che Roma discrimina tra “figghi e figghiastri”; soprattutto perché  -come ricordava la puntata precedente di questa rubrica-  “senza stola non si cunfessa senza soddi non si canta missa”. E, quindi, coperture di spesa per vacanze già accertate rinviate, anche a metà 2018. Con conseguenze insopportabili sia per i pazienti sia per il futuro dei giovani medici, come posto dal dott. Vitale. Comprensibile l’imbarazzo dell’on. Alloro. D’altra parte non può che stentare un processo che, secondo la dott.ssa Ventura, ha numeri quantomeno “nebulosi” e talune scelte  semplicemente non condivisibili. 
Ed i vertici aziendali ? Parafulmini del grottesco. Sono stati invitati a fornire un report sulle situazioni dei pronto soccorso e delle liste d’attesa da comparare con un altro all’aprile 2017. Per fare cosa ? Le pesanti scoperture oggi presenti (peraltro riferite a piante organiche discutibili) e quelle che si determineranno per i collocamenti a riposo nei prossimi 12 mesi saranno solo in parte compensate dai concorsi che si potranno definire a quella data. Quindi ? Lo “spauracchio” (!?!) di una valutazione negativa, in presenza di accresciute e sempre più oggettive carenze, è il “toccasana” per i problemi dei pronto soccorso e delle liste d’attesa ?

on. Mario Alloro (gruppo Partito Democratico)
Dal  contributo dell’on. Alloro riportato nella puntata di dicembre scorso di questa rubrica: “… il termine “perentorio” del 30 novembre già indicato dall’assessore Gucciardi per l’avvio dei concorsi non è stato rispettato, come, invece, sarebbe dovuto essere. Una seria e responsabile riflessione, pertanto, s’impone.” E, tenendo conto, dei condizionamenti che avevano paralizzato l’azione politica nei mesi precedenti, concludeva auspicando una ferma volontà: “…a procedere con decisa speditezza e, soprattutto, che l’ulteriore data, indicata dall’assessore Gucciardi nel mese di gennaio, non può e non deve essere mortificata.” Invece sono passati altri due mesi da questa ennesima scadenza non rispettata e ci troviamo ancora in una fase  di ping-pong, in cui sono in corso di ri-approvazione, da parte delle Aziende, ulteriori impianti di piante organiche in seguito a prese d’atto di osservazioni e rilievi …dopo mesi di interlocuzioni e confronti.
Peraltro con previsioni di assunzioni spalmate (per esigenze di cassa ?) nel tempo, addirittura fino al 2018.
Quanto appena ricordato aveva avuto altri …“precedenti”. Nel maggio del 2015, sempre in questa stessa rubrica scriveva: “Trovo imbarazzante dover parlare della rete ospedaliera. Dopo il parere positivo espresso dalla Sesta Commissione dell’Assemblea Regionale Siciliana che ha dato il via libera agli adempimenti conseguenti potrebbe risultare anche inattuale ritornare su una materia che, definita nella sua cornice politica, richiede atti e provvedimenti che competono all’Esecutivo ed alle sue articolazioni. L’Organo Politico, attraverso il parere appena ricordato della VI Commissione Servizi Sociali e Sanitari, ha fatto quanto dovuto ed ha impegnato il Governo ad attuare, sul terreno concreto, l’impianto che lo stesso Assessorato alla Salute aveva predisposto ricevendo l’assenso ad agire. Questo più di sei mesi addietro, nel novembre dell’anno scorso”. (del 2014, quindi).
 “Tutto risolto, ora si avviano i concorsi”: quante volte è stato detto, spesso con eccessiva enfasi, negli ultimi anni ? In tanti lo hanno dimenticato, come hanno dimenticato che da più di 5 anni sono bloccati i concorsi e lo stesso turnover. 
Pur tenendo conto di sprechi e doppioni (che, certamente, c’erano e non vanno ripetuti), della Balduzzi (che ridisegna nuovi insuperabili rapporti nelle prestazioni ospedaliere), delle ristrettezze della situazione finanziaria (della quale non si può  -responsabilmente-  prescindere) possiamo restare in questa sorte di palude che penalizza i siciliani e mortifica la politica ?
Secondo l’on. Alloro non è da ritenere che tali insopportabili rinvii siano imputabili a grossi errori del Governo Regionale, né tanto meno all’impegno della VI Commissione Servizi Sociali e Sanitari, bensì a un insuperato “niet” imposto da Roma. La vicenda della Finanziaria ed il perdurante mancato riconoscimento di quanto dovuto in materia di compartecipazione sanitaria confermerebbero tale ipotesi.  
Per l’on. Alloro non è più praticabile la politica degli annunci seguiti da sistematici differimenti, funzionali solo ed esclusivamente a far cassa sulla pelle dei siciliani. E che, di conseguenza, bisogna pretendere dal Governo Nazionale che la Sicilia abbia  -né un euro di più, né un euro di meno-  quanto riconosciuto alle Regioni che si trovano nelle stesse condizioni. Per evitare   -almeno-  che la copertura dei posti …prevista per il 2018, non subisca altri rinvii.  

 
on. Vanessa Ferreri (gruppo Movimento Cinque Stelle)

Non so se sia più biasimevole la prepotente arroganza del Governo Nazionale a non dare alla Sicilia quanto, come le altre Regioni nell’identica situazione, le spetta a titolo di compartecipazione alla spesa sanitaria oppure il servile tornacontismo degli ascari di casa nostra che non pensano affatto di mettere in campo azioni adeguate per rivendicare quanto dovuto.
Come in tutte le cose, la verità sta nel mezzo e vede una deplorevole compagine romana aver facile gioco nell’imporre tagli anche in sanità su “un’armata Brancaleone”  che pur di conservare il proprio strapuntino assiste passivamente agli scippi anche di quel poco che sarebbe dovuto per non peggiorare ulteriormente le crescenti falle della sanità siciliana.
Le vicende della Finanziaria Regionale e della compartecipazione alla spesa sanitaria sono sotto gli occhi di tutti. Solo qualche belato un po’ meno flebile, in quelle ore, giusto per tentare di salvare la faccia; per ritornare, immediatamente, chini ad assecondare le direttive romane in danno della sanità dei siciliani.
Le somme in questione non sarebbero bastate a risolvere tutte le questioni; ma a frenare la china, si.
Potevano, ad esempio, dare coperture ai posti in concorso che (per ragioni finanziarie e perché altro se no ?) sono stati programmati per il  2018 !!! …con tutta la credibilità che le disattese promesse di questi anni impongono, stiamo parlando del 2018. In verità questi particolari …restono sotto traccia: si sente ripetere che i concorsi sono salvi, che stanno per decollare, che questa …è la volta buona.
Peccato che “questa volta” è stato ripetuto troppe volte: costoro o hanno memoria corta (e farebbero, quindi, bene a farsi da parte) o mentono spudoratamente (e saranno, pertanto, i siciliani a metterli da parte). Avviare a soluzione una parte di precariato  -peraltro solo quello a costo zero-   non significa affatto quello che si vuole fare intendere e non sposta i termini della questione.
La copertura di effettive vacanze e l’erogazione di mancate prestazioni implicano la disponibilità di risorse che spetterebbero alla Sicilia ma che continuano ad essere negati da una matrigna che non tratta tutti allo stesso modo.
Con la complicità di quanti pensano che  “strigliare” i manager e chiedere un report possa bastare per migliorare la situazione dei pronto soccorso e delle liste d’attesa.


 on. Salvo Giuffrida (gruppo Sicilia Democratica)
Tra le persistenti  gravi carenze che penalizzano il Sistema Sanitario Regionale della Sicilia ci sono le insufficienti risposte derivanti dal mancato completamento del programma di attivazione delle strutture specialistiche individuate dal “Piano strategico di salute mentale” e dal “Programma operativo di consolidamento e sviluppo (POCS)” concordato con il competente Ministero.
Riguardano materie assai delicate e particolarmente importanti, quali la psicopatologia dell’adolescenza, l’alcool dipendenza e la doppia diagnosi (dipendenza da sostanze d’abuso e problematiche comportamentali), che necessitano di interventi non più rinviabili. L’intrinseca natura di queste gravi problematiche dettano, infatti, l’urgente necessità di fare presto e bene.
L’alibi delle difficoltà economiche non tiene e non può remorare ancora oltre la loro risoluzione.
Non solo perché  di fronte a certe situazioni non ci dovrebbero essere ostacoli che tengano; ma perché, nel caso della Sicilia, i problemi di natura finanziaria nascono  -anche-  da un gap nella compartecipazione della spesa sanitaria che, da tempo, andava superato. Non si possono, quindi, invocare difficoltà economiche quando si continua a non avere la disponibilità di quanto viene riconosciuto ad altre Regioni nelle stesse identiche situazioni della Sicilia.
Il maggior aggravio di spesa di ben 8 punti percentuali che continua ad essere (da tempo senza motivo) imposto alla Sicilia, condiziona la possibilità che vengano avviate a soluzione questioni che potevano e dovevano essere risolte da tempo.
Le problematiche prima ricordate sono tra queste. Non bastano le belle promesse, perché non risolvono le questioni.
Il mese scorso, in questa rubrica, ricordavo che i nostri vecchi ci hanno insegnato che “senza stola non si cunfessa, senza soddi non si canta missa”. Principio sacrosanto che va ribadito. Perché le patologie legate alla psicopatologia dell’adolescenza e delle diverse forme di dipendenza, non si possono affrontare con le buone intenzioni ma senza le dovute risorse umane. Lo sbocco immediato dei concorsi è, pertanto, un atto propedeutico senza il quale si fa solo ingannevole demagogia. Specialmente se  -nelle previsioni degli Atti Aziendali-  la maggior parte delle assunzioni avverrà tra più di un anno, con un numero consistente, addirittura, nel 2018.
Rivendicare il rispetto del “Piano strategico di salute mentale” implica denunciare, con forza e coerenza, il diverso trattamento riservato ai Servizi Sanitari Regionali da parte di un Sistema Sanitario Nazionale che, per dirla in siciliano,: “ca fa figghi e figghistri”.
Una situazione grave di per se, resa ancora più insopportabile dal peso della emigrazione passiva, che, anche per le ricordate patologie mentali, ha valori significativi. E, sopratutto, evitabili, solo che finisca questa penalizzante discriminazione che viene da Roma.  

 
on. Toti Lombardo (gruppo Partito dei Siciliani – MPA)

L’esame delle carte relative alle assunzioni che le varie Aziende stanno concordando con l’Assessorato rivela che avverranno, in massima parte, molto più avanti, con un numero tutt’altro che piccolo anche nel 2018. Che valore, pertanto, dare alle ennesime promesse di un avvio “prossimo” delle coperture ? Per la verità anche  aprile 2018 è …”prossimo”, solo che devono passare, ancora, altri due anni pieni, da oggi.
L’esame delle carte relative agli atti aziendali ci consegna, inoltre, situazioni che hanno innescato una sorta di guerra tra poveri, un’avvilente beccarsi tra le comunità come i polli di manzoniana memoria. Probabilmente anche volutamente alimentati per distogliere l’attenzione dal vero problema, che è quello legato alla disponibilità finanziaria.
Ma una domanda sorge spontanea: senza il furto dei 177 milioni in danno alla Sanità perpetrato con la recente Finanziaria ed un allineamento della compartecipazione alla spesa sanitaria così come previsto per le altre Regioni nelle stesse condizioni non si potevano forse conseguire risultati diversi da quelli prima ricordati ?
Tanto viene ricordato non per una inutile e improduttiva azione di sterile recriminazione ma solo perché si è sempre in tempo ad affrancarsi da quell’ascarismo che non è detto debba continuare nell’attuale forma.
Salvo qualche episodico, flebile ed inconcludente belato non credo che la questione sia stata posta, nei giusti toni, a Roma.
La mancata disponibilità di quanto possibile e dovuto sta, inoltre, condizionando la stessa risoluzione del precariato ospedaliero. Consequenziale il silenzio assoluto che ignora il precariato che, per comodità, possiamo chiamare “para-ospedaliero”.  In verità  -ed anche da queste colonne-  alcuni hanno già posto il problema, ma essendo rimasto ignorato mi sembra opportuno riproporlo. Perché attiene ad una componente di “qualità” dalla quale un vero progetto di riordino della rete ospedaliera non può prescindere.
L’integrazione Ospedali-Università (che, molto spesso, nei fatti, è assolutamente un tutt’uno) configura situazioni che non attengono in senso stretto all’Assessorato alla Salute ma   -non essendo di pura ed esclusiva didattica-   hanno ripercussioni dirette ed immediata nell’erogazione delle prestazioni ai pazienti. Nella maggior parte dei casi, di altissima valenza perché approntate in centri hub di cura di assoluta e primaria rilevanza sia per l’area metropolitana in cui sono ubicati sia per le articolazioni spoke delle quali sono riferimento.
Si sta parlicchiando di poter arrivare (ma quando ?) ad una qualche forma di regolarizzazione per il precariato ospedaliero.
E di quello che non solo ha fornito e continua a fornire “personali” prestazioni sanitarie di eccellenza (nelle più svariate forme di contrattualizzazioni) ed in più coordina, in concreto ed larga misura, l’attività importantissima svolta degli specializzandi nelle corsie e negli ambulatori ospedalieri che ne facciamo ?  
La rinuncia a non rivendicare la giusta compartecipazione alla spesa sanitaria ha fatto derubricare la questione come non pertinente al Sistema Sanitario Regionale: ma è proprio così ? 



dott. Fortunato PARISI (segretario regionale Sicilia UIL Fpl Medici e segretario UIL Catania)

NEGLI OSPEDALI CATANESI, 1965 "BUCHI" IN ORGANICO: ADESSO PURE LA REGIONE LO SA!
La Regione ha scoperto l'esistenza di quella "mappa dei buchi" nella Sanità catanese che Uil e Uil-Fpl hanno tracciato già alcuni anni fa e ripetutamente denunciato all'opinione pubblica". Lo affermano Fortunato Parisi e Stefano Passarello, segretari generali di Uil e Uil Fpl, che spiegano: "Da un prospetto dell'Assessorato emerge come, in funzione delle piante organiche, i posti vacanti al 30 aprile di quest'anno siano 280 per il personale medico e 577 per i paramedici nell'Azienda sanitaria provinciale, 78 e 191 al Cannizzaro, 99 e 257 al Garibaldi, 132 e 351 al Policlinico - Vittorio Emanuele.
In totale, ben 1965 figure essenziali per garantire ai cittadini il diritto alla Salute e assicurare condizioni ottimali di prestazione ai lavoratori della Sanità. Adesso, l'assessore regionale annuncia che stanno per essere avviate le procedure per colmare le gravissime carenze di organico, particolarmente evidenti e gravi nei reparti di emergenza di tutti gli ospedali. Si proceda presto e bene, innanzitutto stabilizzando i precari che sono ormai diventati essenziali per lo stesso funzionamento di molte strutture". Parisi e Passarello lanciano un appello: "Sia prioritario e urgente il potenziamento dei Pronto soccorso cittadini per evitare un salto nel buio con l'ormai imminente chiusura del Vittorio Emanuele. Siamo preoccupati per la capacità di tenuta del Garibaldi, che dovrà sopportare doppio carico di lavoro e già oggi lamenta 8 posti vacanti tra i soli medici di Accettazione e Urgenza. Inoltre, siamo costretti ancora oggi a ribadire la richiesta di tempi certi sull'apertura del San Marco a Librino: siamo ormai stufi di contemplare a Catania e provincia un panorama di incompiute".
I segretari di Uil e Uil Fpl concludono: "Meglio tardi che mai: ben vengano le assunzioni annunciate dalla Regione. Attendiamo, intanto, una risposta alla nostra richiesta di garanzie sulla qualità delle forniture di materiale sanitario. Leggiamo che, dopo averne sentito lungamente parlare, la Centrale unica di acquisto è stata attivata: ben venga, purché si preoccupi del malato e non solo dei costi!".


dott. Pietro PATA (segretario regionale ANAAO-ASSOMED Sicilia)

Tante le questioni poste e riproposte (ma, purtroppo, ancora aperte) che attengono la costruzione di una efficiente e valida rete ospedaliera in Sicilia.
Tra queste, le seguenti che hanno fatto materia degli ennesimi ultimi documenti ufficiali (che, integralmente, vengono riproposti) e che riportano i seguenti oggetti:



dott. Giuseppe Riccardo SPAMPINATO  (segretario regionale CIMO Sicilia)
“Ospedale di Leonforte Diritto Negato” - Questo è in sintesi la frase che fotografa l'Ospedale " Ferro-Branciforti-Capra " di Leonforte. Unico caso in tutto il territorio nazionale dove volutamente non si è applicata una Legge Nazionale, e precisamente la seconda parte del Decreto Balduzzi. Si ha il sospetto che, quanto espressamente stabilito dalla Legge (decreto Balduzzi), per la parte relativa agli Ospedali situati in zone particolarmente svantaggiate e montane (quale è quello di Nicosia),nonché frutto di specifico accordo Stato-Regioni, sia stato appositamente stravolto per quanto attiene gli ospedali presenti all’interno dell’ASP 4 di Enna, individuando quale ospedale di riferimento, nell’ambito degli ospedali riuniti del Distretto Enna 2, l’Ospedale Basilotta di Nicosia (ancorché ubicato in zona altamente disagiata e montana) e non, come avrebbe dovuto essere in applicazione della predetta Legge, l’ospedale “Ferro-Branciforti-Capra” di Leonforte, infatti l'ospedale di riferimento dovrebbe essere quello più facilmente raggiungibile e non quello spesso non raggiungibile a causa dei fenomeni atmosferici quali neve e ghiaccio, od a causa delle frane o smottamenti che rendono le strade non percorribili! Non solo, ma i vertici dell'ASP, con il sostegno di Funzionari dell'Assessorato Regionale, hanno voluto potenziare l’Ospedale Basilotta di Nicosia di ulteriori reparti depotenziando, strumentalmente, l’ospedale di Leonforte, con evidenti privilegi per l’uno a discapito dell'altro ospedale. La Giunta Regionale ha deliberato il mantenimento nell'Ospedale di Leonforte individuando operativi in esso i reparti di Pronto Soccorso, Medicina, Chirurgia e tutti i servizi collegati ovvero radiologia, laboratori di analisi, riabilitazione, lungo degenza e istituendo i servizi necessari di ANESTESIOLOGIA E CARDIOLOGIA.Atto Aziendale pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale della Regione Sicilia il 4 marzo 2016. Ora è necessario che ciò avvenga ma pare del tutto contrario ciò che realmente avviene,  mi riferisco alla circostanza che sia il laboratorio di analisi sia la radiologia vengono chiusi alle ore 14,00,che il servizio di anestesia non copre le esigenze dei reparti di chirurgia,che non esiste una guardia attiva di cardiologia.Si dica la VERITA' ai cittadini sul destino dell’Ospedale, si ripristi secondo GIUSTIZIA all'Ospedale di Leonforte, cosi come previsto dal Decreto Balduzzi,il ruolo di Ospedale di Riferimento, non briciole, non elemosina ma certezze per avere un Ospedale funzionale e che permetta ai cittadini di avere un servizio sanitario soddisfacente. Al contrario se ciò non è ne previsto ne possibile lo si dichiari senza inutili equilibrismi politici, si dica ai cittadini di Leonforte che non hanno più, ne mai lo avranno un Ospedale, ma un’altra cosa che si chiami PTE o PTA, lungodegenza  e riabilitazione. Sarà il tempo, dando corso a tutte le indagini della magistratura che ha raccolto più denunce sull’iter del destino degli ospedali di Leonforte e Nicosia, a fare luce se le scelte furono e sono in linea con le leggi che regolano il Piano Sanitario Regionale.



dott. Salvatore Giovanni Vitale (Presidente Axada e Consigliere OMCeO Catania)

Ad un anno di distanza dal decreto di approvazione del Jobs Act della riforma Welfare del Governo Renzi, i dati sulla precarizzazione contrattuale sembrano diminuiti. Appare evidente una crescita delle quote di assunzioni ed una diminuzione del precariato. La situazione occupazionale e professionale del settore sanitario in Sicilia vive tuttavia criticità proprie, ben diverse da quelle che caratterizzano gli altri settori produttivi. La pubblicazione in Gazzetta Ufficiale del DPCM firmato dal ministro della Salute Lorenzin, senza dubbio, è segnale di un cambiamento, forse di una ripresa.
Nel contributo che viene presentato, si affronta il tema del futuro dei giovani medici tra precariato e possibili concorsi.

dott.ssa Laurachiara Ventura (Segretario Provinciale aggiunto Federazione UGL Università)   

Il percorso che conduce al completamento della nuova rete ospedaliera ed al reclutamento del personale necessario per un suo corretto funzionamento, prosegue il suo iter scontrandosi con numerose  criticità e suscitando notevoli perplessità. Infatti risulta evidente, visionando  le proposte dei piani programmatici predisposti delle Aziende, come i numeri appaiano quantomeno “nebulosi” e talune scelte  semplicemente non condivisibili.  Questo, in realtà, potrà diventare oggetto di futuri suggerimenti e/o richieste solo dopo che l’Assessorato, al quale verranno inviate specifiche segnalazioni,  avrà vagliato e corretto  eventuali errori. Ma nell’ambito di questa riorganizzazione territoriale va certamente tenuta in considerazione la spinosa questione del “costruendo” Ospedale  San Marco che ,da prossima ed innovativa struttura sanitaria, rischia di trasformarsi in una delle eterne opere incompiute. Non posso che esprimere, in nome e  per conto della Organizzazione Sindacale della quale faccio parte, una notevole preoccupazione su questa incredibile vicenda. Da tempo , infatti, segnaliamo con allarme la possibile chiusura del Pronto Soccorso dell’Ospedale Vittorio Emanuele ed il suo trasferimento al Policlinico di Catania, poiché il centro nevralgico cittadino e di conseguenza la sua utenza,verrebbero, di fatto, depauperati dell’assistenza fino ad oggi erogata. Come già detto più volte,  noi condividiamo il piano di decentralizzazione dei presidi di Pronto Soccorso ed abbiamo plaudito l’idea di dare a Librino la fruibilità di un’assistenza sanitaria sul territorio ma non possiamo non ribadire con fermezza la nostra contrarietà al rischio di una vacatio assistenziale. Le strutture ospedaliere che diventerebbero disponibili, infatti, sono logisticamente distanti da una zona che a tutt’oggi ospita circa un quarto della popolazione catanese e la struttura più vicina (Il Presidio  Garibaldi  Centro), come più volte segnalato dagli stessi operatori,  non potrebbe assorbire le richieste della totalità della popolazione in oggetto.  Con la chiusura del Pronto Soccorso dell’Ospedale Vittorio Emanuele e il relativo “smistamento” dell’utenza  si configurerebbero scenari catastrofici. Tali preoccupazioni, successivamente alle nostre ripetute segnalazioni a cui hanno fatto eco quelle della rete civica,  sono state condivise da altre Istituzioni tant’è che  il Primo Cittadino, massima autorità sanitaria della città, ha palesemente espresso più di una perplessità. Si comprende da sé come una tale vicenda ha delle ripercussioni dirette sulla costituenda rete ospedaliera e ci si augura che  si posticipi la chiusura del Pronto Soccorso dell’Ospedale  Vittorio Emanuele  solo al momento dell’apertura e piena operatività del nuovo Ospedale  San Marco.












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