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A.R.I.S. di Palermo 

È stato presentato lo scorso 6 Settembre dall’ARIS, presso il Complesso della Vignicella dell’ASP di Palermo, in presenza del Direttore Generale dell’ASP Antonio Candela, del Presidente del Comitato Consultivo Aziendale Francesco Paolo La Placa, del Presidente del CCA del Policlinico Tania Pensabene, del Presidente del CCA di Agrigento Giuseppe Graceffa, di tutti gli oculisti, diabetologi e direttori dei distretti dell’ASP e di molti altri professionisti del settore del territorio metropolitano, il volume “Occhio al Diabete! Dalla diagnosi alla riabilitazione visiva”, ampiamente condiviso dall’Assessorato alla Salute che ha provveduto alla stesura della prefazione attraverso il prezioso contributo del Direttore Responsabile del Servizio Promozione alla Salute Salvatore Requirez. Questo testo nasce con l’intento di fornire tanto ai pazienti quanto ai loro familiari una guida pratica che possa fungere da semplificazione rispetto al lungo percorso a tappe che ogni paziente affetto da retinopatia diabetica deve seguire per la propria cura.
Il diabete mellito si pone tra le cause più comuni di morte, il soggetto che ne è affetto è particolarmente fragile, spesso sviluppa complicanze micro e macro vascolari e gravi complicanze oculari. Proprio come risposta a queste ultime, lo scorso anno è stato istituito un tavolo tecinco promosso dall’ASP di Palermo, con i medici dell’Azienda Ospedaliera “Villa Sofia-Cervello”, per la strutturazione del percorso di diagnosi, cura e assistenza delle complicanze oculari legate al diabete mellito, nell’ottica del lavoro di rete, dell’integrazione tra i diversi livelli assistenziali e con il coinvolgimento di ospedale e territorio. In seno a tale tavolo l’ARIS è stata coinvolta quale associazione di settore che può, all’interno del percorso pensato, occuparsi dell’aspetto riabilitativo del paziente attraverso le attività dall’équipe del suo Centro di Ipovisione e Riabilitazione (Ospedale Cervello di Palermo).
Tale PDTA non ha ancora visto la sua attuazione in quanto in attesa di firma ufficale. L’incontro del 6 settembre ha per cui rappresentato un’occasione per sollecitare l’ufficializzazione definitiva del percorso, ma soprattutto ha rappresentato un momento di sensibilizzazione rispetto a quanti lavorano nel settore, a stretto contatto con il paziente, i suoi familiari, le sue aspettative e i suoi timori, dando loro uno strumento pratico da fornire ai loro pazienti per essere seguiti e in modo attivo prendersi cura di se stessi.
«Questa giornta l’abbiamo organizzata insieme all’associazione dei diabetici, al comitato consultivo dell’ASP, siamo ospiti del direttore generale a cui oggi chiediamo un  impegno importante, quello che l’azienda applichi il percorso terapeutico assistenziale, il famoso PDTA per i pazienti affetti da retinopatia diabetica. I diabetici di tipo 2 quelli affetti da diabete mellito sono una percentuale altissima, molto spesso quando si trascurano diventano pazienti diretti verso il centro di riabilitazione perchè diventano ipovedenti gravi o addirittura ciechi a causa delle conseguenze della retinopatia diabetica. Quindi il nostro impegno per applicare questo percorso, e quindi un’intesa tra Azienda, con l’ASP e i professionisti del settore, alludo agli oculisti e ai diabetologi col concorso delle associazioni, che per il paziente è fondamentale. Il paziente ora sbatte dall’oculista al diabetolodo all’ASP all’ospedale al centro di riabilitazione, perchè il paziente diabetico spesso ha tantissimi altri problemi... quindi davvero alla fine si trascura, impazzisce, non si cura. Noi puntiamo molto all’aspetto della prevenzione, e in questo circuito che per il paziente deve essere come un taxi che lo prende e lo porta dal diabetologo, poi dall’oculista, poi in ospedale, poi al centro di riabilitazione, parla con gli assistenti sociali, gli psicologi e poi ritorna a casa. Questa è una cosa importante che se realizzata darebbe all’ASP il primato dell’applicazione di questo percorso... che darebbe ai pazienti un grande sollievo... ma ci sarebbe anche un ritorno di risparmio importante». E continua, il Presidente dell’ARIS Rocco Di Lorenzo, ribadendo l’impegno e la voglia di fare della propria associazione nell’ambito della prevenzione, della presa in carico globale del paziente attraverso l’équipe multidisciplinare e della riabilitazione visiva.
Ma qual è l’intoppo che dopo mesi e mesi non ha ancora sbloccato la nostra solita burocrazia rendendo tangibile questo impegno preso?
Tra le righe dell’intervento del Direttore dello staff strategico dell’ASP, Francesco Monterosso, emergono alcune criticità in seguito alle direttive assessoriali in seno al Piano Attuativo Aziendale, piani che valuta come altamente discontinui. In seguito al richiamo regionale per riportare l’attenzione sul discorso sociale dell’attività sanitaria, sulla necessità di razionalizzazione dei percorsi previsti dalla L.R. 5/2009 per il riordino del Servizio Sanitario Regionale, il PDTA era già stato inserito nel Piano Attuativo tra gli obiettivi all’interno del capitolo sullo sviluppo di rete. Tuttavia, una volta in assessorato, tale obiettivo è stato sostituito, quindi ad oggi lo sforzo che autonomamente compie l’ASP è quello di prevederlo ed rispettarlo all’interno del proprio piano di prevenzione.
Rimane tuttavia la mancata ufficializzazione del PDTA previsto, che si auspica possa essere piuttosto prossima.
Nel frattempo l’ARIS continuerà a mobilitarsi attraverso i propri canali informativi per divulgare la cultura della prevenzione e per diffondere in maniera più capillare possibile questo piccolo strumento con cui vuole ribadire, con un linguaggio accessibile anche ai non addetti ai lavori, la necessità dell’attuazione di un iter di cura strutturato che permetta al paziente di essere seguito dal primo livello assistenziale, quello territoriale (medici di famiglia, specialisti territoriali di diabetologia, endocrinologia, ecc, e oculisti), al secondo livello (con oculisti coadiuvati da infermieri professionali e ortottisti territoriali e/o ospedalieri), in cui al precedente esame complessivo dell’occhio fanno seguito due esami più specialistici: la fluoroangiografia e l’OCT. Dal secondo livello il paziente passerà poi al terzo, prettamente ospedaliero, qualora si necessiti di accedere a terapie chirurgiche vitreo-retiniche o a terapie intravitreali. Importante anche un quarto livello di tipo trasversale che riguarda le associazioni di volontariato per interventi di prevenzione terziaria che includono le attività dei centri di riabilitazione visiva, che garantiscono altresì interventi finalizzati all’integrazione sociale, scolastica e lavorativa e sostegno picologico.
http://www.ipovisione.org/public/259-occhio-al-diabete--dalla-diagnosi-alla-riabilitazione-visiva.asp


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