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Questo articolo viene chiuso alle ore 15.55 del 28 settembre 2016.
Una precisazione doverosa perché, a ore, potrebbe uscire un qualche comunicato, atteso da giorni, relativo ad una magnanima concessione che, bontà loro, gli interlocutori romani hanno promesso, graziosamente, voler elargire ai vertici politici siciliani con lo scopo di tentare di alleggerire la tensione di queste ultime settimane e, soprattutto, per cercare di confondere le carte.
Resta, comunque, valido il tema della rubrica proposto dalla vignetta mensile: la prospettiva di andare a regolarizzare una parte del precariato non può, infatti, far dimenticare che   -come nel gioco dell’oca-  il traguardo della definizione della rete ospedaliera che, per l’ennesima volta, sembrava vicino, si è allontanato, prefigurando, peraltro, un’ipotesi ancor più peggiorativa di quelle che, in questi mesi, sono state contrabbandate come “definitive”. 
Saltando, per carità cristiana, le reiterate e non onorate promesse degli ultimi anni, proviamo a capirci qualcosa ricordando (con le dichiarazioni integrali riportate negli approfondimenti) quanto detto dei massimi responsabili della vicenda negli ultimissimi mesi.
Per allentare le contestazioni per i perduranti, inspiegabili e insopportabili ritardi accumulati e per capire lo “stato dell’arte”, alla vigilia dell’estate il Convegno “DifendiaAmo la salute” ha fatto il punto della situazione, registrando che tutto era a posto, il peggio superato e suggerendo al capo gruppo del P.D. on. ANSELMO di complimentarsi con l’assessore alla salute per il lavoro svolto ed il traguardo ormai vicino. Lo stesso Assessore GUCCIARDI si sentiva poter dire, il 4 agosto: “Sono molto soddisfatto: la Regione Siciliana ha superato positivamente la rimodulazione della rete ospedaliera che è stata, con poche prescrizioni, apprezzata dal ministero della Salute e dal ministero dell'Economia e delle Finanze".  Rassicurazione confermato dal sottosegretario FARAONE:  "…Il via libera del tavolo interministeriale alla rimodulazione della rete ospedaliera in Sicilia e' un ottimo risultato frutto della collaborazione fra Governo nazionale e Regione Sicilia”. (approfondimento n. 1)


L’8 settembre (ma perché proprio l’8 settembre ?) l’assessore presenta la rete (“…che non nasce dall'esigenza di risparmiare o tagliare risorse finanziarie…”) ai vertici delle Aziende ed alla organizzazioni sindacali con la consegna del silenzio. Ma qualcosa trapela, facendo nascere le prime perplessità; che, nei giorni successivi, montano e si trasformano in forti contrapposizioni, sia per singoli aspetti che per l’intero impianto della nuova rete ipotizzata.
Si comincia ad intuire che  -come nel gioco dell’oca-  il traguardo che sembrava, finalmente, a portata di mano, si allontana perché si torna indietro, ancora una volta, per l’ennesima volta. Con, inoltre, prospettive di soluzioni ancor più limitative rispetto ai tagli che si erano consolidati nei mesi precedenti e rigettando in alto mare i concorsi, persino per le carenze acclarate e tamponate, da anni, con personale precario ma vincitore di concorsi sui quali incombe l’ormai vicinissima mannaia del 31 dicembre 2016.
Riportare tutte le dichiarazioni di protesta che sono seguite risulterebbe impossibile, perché, dato il loro gran numero, c’è la certezza di ometterne un buon numero. Proponiamo, pertanto solo la lettera aperta dell’on. PICCIOLO, capo del gruppo Patto dei Democratici per le riforme - Sicilia Futura, per la maggioranza che sostiene il Governo e, per l’opposizione, il comunicato stampa del portavoce pentastellato on. MANGIACAVALLO. (approfondimento n. 2)

Richiesta di “chiarimenti” (?) all’Assessore GUCCIARDI e un lungo (ben 5 ore) ed acceso dibattito con i parlamentari del suo stesso partito, il 12 settembre, sono stati il preludio di un ulteriore incontro al “vertice”, il 16 settembre, che ha prodotto un comunicato stampa nel quale, tra l’altro, si legge: “Nessuna nuova bozza di rete ospedaliera e dell’estrema urgenza è attualmente definita (…) Il nuovo piano vedrà la luce solo dopo …”
La conferma che, per l’ennesima volta,  -come nel gioco dell’oca-  si torna indietro e l’avvio dei concorsi ulteriormente rinviato.
Ritorsione (contro o per colpa ? ) del Presidente DIGIACOMO che aveva assunto una posizione ferma e chiara ? “…non metterò all'ordine del giorno dei lavori della Sesta Commissione Sanità e Servizi Sociali nessuna proposta di rete ospedaliera se Roma non avrà prima sboccato quella quota parte dei concorsi che mette in sicurezza il Servizio Sanitario Regionale Siciliano: la Commissione non si presta a ulteriori dilazioni di termini, prese per i fondelli, utili solo ai signornò e ai croupier che mettono sul tavolo da baccarà la salute della gente”. Seguono, ovviamente, un gran terremoto e tante dietrologie in ordine a presunti contrasti. Accreditabili ? Non proprio. Non era, infatti, questo un modo per aiutare l’assessore GUCCIARDI ad onorare, seppur tardivamente, ad un suo preciso impegno del 25 luglio 2015 ? ( “…entro il 30 novembre dovranno avviare i concorsi per il reclutamento del personale. I termini sono perentori …” ) D’altra parte il Presidente DIGIACOMO non poteva dire le stesse cose che aveva già detto ben due anni addietro, il 3 settembre 2014 e, periodicamente, ripetute.  (approfondimento n. 3 )

All’improvviso è cambiato lo scenario ? Una nuova situazione che non solo non trova conferma ma solo smentite e dove tutte le “illazioni” (?) sono possibili.
Inquietante la ricostruzione dell’ANAAO – ASSOMED per l’ipotesi che sembrerebbe profilarsi: “Meno 72 posti letto di Rianimazione, meno 16 Pronto Soccorso, quindi eliminazione delle specialità per acuti in strutture ospedaliere che presidiano territori orograficamente difficili. Non solo ma in alcuni…”. E l’U.G.L., tra l’altro, ricorda che “…gli atti aziendali con relative dotazioni organiche sono state approvate con decreto assessoriale tre mesi fa, ovvero quando si conosceva già la presenza del 'famoso' Dm 70 meglio conosciuto come "Balduzzi", quindi, non  comprendiamo come sia possibile, dopo appena  tre mesi,  proporre un nuovo piano a meno che, questo non preveda alcun taglio delle unità operative (reparti) e, sia soltanto una organizzazione funzionale con la “progettazione” di una rete dell’emergenza.” Siamo, pertanto, di fronte, come osserva la C.I.M.O. ad “… Una serie infinita di documenti stilati e continuamente riaggiustati dai burocrati regionali senza mai centrare il bersaglio, puntualmente bocciati dai tecnici dei ministeri.” Consequenziale quanto, in un documento congiunto A.I.M. e S.I.G.M. denunciano: “L’attuale governance regionale della salute ha dimostrato tutta la sua inadeguatezza. Il Governo Centrale commissari la Regione (..). Si dia quindi seguito alla stabilizzazione dei precari ed al ricambio generazionale nel SSR, attraverso concorsi a graduatoria regionale affidati ad ente terzo (Agenas), in modo da sgombrare il campo dallo spauracchio delle clientele elettorali.” E’ urgente uscire dalla palude perché, come precisa la Dirstat: “…non abbiamo più le risorse umane sufficienti per tenere aperti, come si dovrebbero, reparti sanitari e uffici amministrativi. (…) Tagli di posti letto e di rianimazioni negli stessi ospedali, ove si deve però continuare ad operare (come si fa ad eseguire un intervento chirurgico in sicurezza se mancano le rianimazioni ?!)” (approfondimento n. 4 )

Report che girano, smentite che non convincono e tanta pericolosa confusione dove poco spazio sta avendo un ragionamento sereno …sulle regole della partita in discussione che sono assai ben diverse da quelle del “gioco dell’oca”.
Proviamo a ricordarcele.

Anche se la sovrapposizione dei due piani di riparto delle competenze tra funzionamento e finanziamento dell’assistenza sanitaria non aiuta, è del tutto pacifico come la Corte Costituzionale abbia inteso affermare la priorità dell’intervento programmatorio statale (L.E.A., tetti spesa, ecc.) in capo al Governo Nazionale lasciando alle Regioni la residuale possibilità di integrazione delle disposizioni statali, specie in tema di organizzazione degli organi e degli enti dell’amministrazione sanitaria.
Che dovrebbe significare: ti puoi organizzare secondo le tue peculiarità, assicurando però i L.E.A. nazionali e non superando i limiti di spesa.
Le obiezioni ed I tagli (vecchi e nuovi) pretesi dai Ministeri nei confronti della Sicilia nulla hanno a che fare con la prima fattispecie; e, per quanto riguarda la seconda, non solo la Sicilia ha ottemperato al Piano di Rientro, ma ha avuto riconosciuto “premialità” per i suoi nuovi comportamenti, continua a registrare avanzi di bilancio ed addirittura vanta un consistente credito per una ingiusta minore compartecipazione della spesa sanitaria da parte dello Stato: un’angheria che gli sprovveduti (ma sono veramente tali ?) dei Palazzi di Palermo continuano a non contestare, adeguatamente, agli inquilini dei Palazzi romani.
Il decreto Balduzzi, nel rispetto dell’orientamento della Corte Costituzionale appena ricordato, non poteva non fissare che SOLO la “cornice di riferimento” del Sistema Sanitario per tutto il territorio nazionale; e da nessuna parte impone  che la rete ospedaliera dell’accidentata e tormentata provincia di Messina possa essere simile a quella della piana e scorrevole provincia di Ferrara.
Bloccare, quindi, “tutti” i concorsi per andare a studiare comparazioni pretestuose e non previste significa fare il gioco di quanti non riescano a vedere di come, ormai da tempo, in Sicilia si stanno (sempre meno) assicurando i LEA (data la crescente mancanza di operatori determinata da un ottuso e generalizzato blocco del turnover) e di quello che succederà il giorno dopo l’ormai vicino 31 dicembre, allorquando tanti precari (vincitori di concorso per posti “fuori ogni ragionevole discussione”) non potranno più assicurare le loro indispensabili e primarie prestazioni.

Ritornando al quadro normativo: la Regione “deve” assicurare i LEA e, nella sua rete ospedaliera, “può” prevedere, anche, altre prestazioni (imposte da condizioni particolari), sempre  -ovviamente-  dopo aver assicurato i LEA e nell’ambito della spesa (che  -è bene sempre ricordarlo-  non può essere assegnata ad arbitrio, a seconda la Regione).

La legge prevede   -com’è giusto che sia-  un ruolo intelligente di vigilanza da parte dei Ministeri competenti per evitare stravolgimenti ai sopradetti insuperabili principi; bloccare, ottusamente, tutto, e non permettere di mettere a concorso vacanze che pregiudicano il mantenimento dei LEA è, di sicuro, contra legem. Quindi, un arbitrio assoluto !
Neanche nel Paese di Pulcinella un Ente, chiamato a vigilare sul rispetto di una prescrizione, può pensare di ostacolare i percorsi che permettono di mantenerla; e, soprattutto, che una Regione chiamata a tutelare la salute dei suoi cittadini ed assicurare, almeno, i LEA continui a sprofondare, nello stato confusionali più completo, per veti incrociati, per mancanza di progettualità e, soprattutto, per colposa ignavia di fronte agli arbitrii del Governo Nazionale.

Tutti contro tutti. Tant’è che un sassolino dalla scarpa se lo è tolto pure il Governatore CROCETTA, il quale, tra l’altro, ha tenuto a dichiarare: “…non vogliamo sconti, ma riteniamo inaccettabili le critiche di alcuni esponenti siciliani del governo centrale, che invece di intervenire nei confronti dell'esecutivo nazionale e persino verso esponenti del proprio partito, scaricano sull'assessorato regionale alla Sanità, responsabilità di scelte che non ha fatto.” Evidente che bisogna cambiare registro e riportare la questione sul corretto piano istituzionale e nel rigoroso rispetto della gerarchia dei valori. Da accogliere, quindi, l’invito alla ragionevolezza ed alla comunione d’intenti che, nell’interesse primario dei pazienti e del sistema salute lancia l’on. MUSUMECI: superare barriere fasulle per convergere su un’azione capace di contrastare con successso l’ennesima prepotenza romana (approfondimento n. 5). 

In grande sintonia con l’auspicio di coloro che hanno veri, forti e radicati legami con il territorio e sanno vedere (anche  -ma, ovviamente, non solo-  con buon senso e saggezza) i sostanziali bisogni delle comunità: “Il depotenziamento delle strutture sanitarie in Sicilia che garantiscono ai cittadini il diritto alla salute e la paventata chiusura di alcuni presidi ospedalieri, destano apprensione e preoccupazione. I Vescovi auspicano che i criteri di riorganizzazione della sanità siano ispirati alla dignità della persona umana, salvaguardando le zone disagiate e periferiche della nostra regione.” (CONFERENZA EPISCOPALE SICILIANA – Caltagirone, 13 settembre 2016).


























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